Dell'Utri condannato, ecco le motivazioni: 'Fu mediatore tra mafia e Berlusconi'

Marcello dell'Utri 1' di lettura 05/09/2013 - Marcello Dell'Utri è stato il mediatore, il garante del patto che legò Silvio Berlusconi e la mafia fino al 1992.

E' quanto scrivono i giudici della Corte d'appello di Palermo nelle motivazioni della sentenza con cui l'ex senatore del Pdl è stato condannato lo scorso 25 marzo a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Dell'Utri era stato condannato in primo grado a 9 anni di reclusione e 7 anni in secondo grado. In seguito la Cassazione annullò la sentenza disponendo un secondo processo di appello, conclusosi il 25 marzo scorso con la conferma della condanna a sette anni.

La condotta illecita del senatore è "andata avanti nell'arco di un ventennio", con una serie di comportamenti "tutt'altro che episodici, oltre che estremamente gravi e profondamente lesivi di interessi di rilevanza costituzionale". Dell'Utri, scrivono i giudici, "non si è mai sottratto al ruolo di intermediario" tra Berlusconi e Cosa nostra, e "ha mantenuto sempre vivi i rapporti con i mafiosi di riferimento".

Il patto venne stipulato nel maggio del 1974, negli uffici milanesi di Dell'Utri, nel corso di un incontro organizzato dallo stesso e dal boss palermitano Gaetano Cinà. Presenti all'incontro, oltre a loro due, Silvio Berlusconi e i due boss Stefano Bontade e Mimmo Teresi. Quella riunione, secondo i giudici palermitani, "segna l'inizio del patto che legherà Berlusconi, Dell'Utri e Cosa nostra fino al 1992".

Un patto di protezione, garantita da Cosa nostra nei confronti dell'ex premier dietro il pagamento di ingenti somme di denaro. Protezione che si è poi concretizzata anche attraverso l'assunzione dello "stalliere" Vittorio Mangano nella villa di Arcore.






Questo è un articolo pubblicato il 05-09-2013 alle 19:10 sul giornale del 06 settembre 2013 - 2352 letture

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