Covid, la scienziata Ilaria Capua non si allinea all'Oms: "È plausibile l'ipotesi che il Covid-19 sia nato in laboratorio"

2' di lettura 06/04/2021 - La 55enne romana Ilaria Capua, virologa, ricercatrice, ex politica ed accademica, va controcorrente e non esclude, al contrario dell'Oms, l'ipotesi del virus creato in laboratorio: "La scienza non può più nascondersi dietro un filo d'erba. Bisogna farsi coraggio e affrontare l'elefante che troneggia nei nostri dubbi sospesi a mezz'aria".

In una intervista rilasciata alla carta stampata, la professoressa Capua ha sostenuto che: "Esiste l’ipotesi che Sars-Cov-2 possa essere figlio di un virus generato in laboratorio, ed è ritenuta plausibile al punto tale da dover mandare una squadra di esperti a verificare cosa è successo in quel laboratorio. Se l’Oms, oltre un anno dopo il fatto, decide di spedire un gruppo di esperti in Cina per cercare di stabilire che cosa è successo - ha spiegato la Capua - un motivo c’è. E il motivo che serpeggia nel fondo, è che è accettato e risaputo che in alcuni laboratori del mondo esista la tecnologia per alterare virus naturali più o meno innocui e trasformarli in stipiti virali potenzialmente pandemici”.

“Questi esperimenti detti Gof (Gain of fuction - Acquisizione di funzioni) - ha fatto notare la scienziata - mirano a far acquisire a virus naturali o di laboratorio alcune caratteristiche come la virulenza o la trasmissibilità per poi studiarne i meccanismi in sistemi di ricerca artificiali, tanto che di questi stessi esperimenti si parlò molto nel 2012 quando alcuni gruppi di scienziati finanziati da enti pubblici trasformarono virus influenzali aviari H5N1 in una variante più contagiosa”.

La Capua ha posto anche un interrogativo: “In futuro vogliamo investire sul potenziamento dei virus o dei vaccini?Affrontare il rapporto rischio-beneficio di moltiplicare i laboratori che possono generare virus con potenziale patogeno rafforzato, oppure spingersi nell’immaginare un mondo che grazie al Covid-19 avrà presto vaccini in formato cerotto, spray, chip che possono arrivare a destinazione anche senza un involucro gigantesco e refrigerante, che a oggi si è mostrato uno dei principali colli di bottiglia della logistica? Si tratta solo di pensarci bene e scegliere - ha sottolineato la virologa - perché questo dibattito plasmerà il futuro delle nostre società e proprio per questo motivo al tavolo ci devono stare tutti”.

“Di soldi per la ricerca - ha concluso la professoressa Capua - non ce n’è mai abbastanza e prima che sia troppo tardi riflettiamoci bene perché questo momento di consapevolezza non ripasserà fino alla (ahimè) prossima pandemia”.






Questo è un articolo pubblicato il 06-04-2021 alle 11:10 sul giornale del 07 aprile 2021 - 725 letture

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