Integratori alimentari, smantellata rete piramidale di vendita: sequestri per 7,3 milioni e 13 indagati. Oltre 10mila le 'vittime'

guardia di finanza 3' di lettura 10/05/2022 - La Guardia di Finanza di Rimini ha smantellato un sistema di vendita piramidale di integratori alimentari. Tredici indagati e oltre 7 milioni di euro sequestrati.

Sono 13 le persone appartenenti al gruppo, tutte indagate per lo stesso reato, composto da due cittadini sammarinesi, un romano, un foggiano e nove residenti tra Rimini, Pesaro e Cesena.

L'operazione “Cheope” ha permesso di individuare in provincia di Rimini i vertici della rete di vendita della società riminese specializzata in integratori alimentari prodotti da una multinazionale statunitense, la cui vendita avveniva con il sistema del 'porta a porta', mentre il reclutamento dei venditori avveniva sui social network.

La società, con sede a Milano, acquistava i prodotti negli Stati Uniti tramite la sua diretta controllante olandese, generando un ingente debito Iva, mai versato nelle casse dell'erario italiano.

Nella rete della società sarebbero finite almeno 10mila persone, che hanno investito i propri risparmi (da 500 a mille euro la quota di adesione) per inseguire il sogno di scalare la gerarchia della struttura di vendite.
Tra queste migliaia figuravano sia persone in cerca di prima occupazione, e che hanno investito - depauperandoli - i propri risparmi per inseguire il sogno di scalare la gerarchia della struttura di vendite, sia persone che, illuse dal progetto, hanno addirittura abbandonato la precedente attività lavorativa; sono loro le reali parti offese del sodalizio criminale, spesso anche inconsapevolmente.

Il reclutamento avveniva sui social network, attraverso piattaforme digitali, ma principalmente nel corso di eventi in presenza e in grande stile presso strutture molto appariscenti e famose come palasport e aree meeting di grandi alberghi, ubicati nei principali capoluoghi e della capitale. Nel corso di tali incontri i vertici descrivevano il proprio successo e quello degli “ambassador”, soggetti che da zero e in poco tempo erano riusciti a scalare la struttura arrivandone all’apice, delineando e descrivendo le metodologie di ricerca di nuovi “adepti” e i risultati economici cui, di conseguenza, era possibile giungere.

Centrale per le indagini è stata la decodificazione del “piano incentivi”, che delineava tutte le varie tipologie di provvigioni riconosciute. L’approfondita analisi della documentazione acquisita nonché delle informazioni assunte, di concerto con lo studio della giurisprudenza di riferimento, ha permesso di disvelare le connotazioni, allo stato valutate illecite, sottese al complesso e opaco piano di incentivi con il quale venivano calcolate le provvigioni, che si sono dimostrate principalmente interconnesse all’attività di affiliazione di nuovi adepti, rispetto a quanto riconosciuto per la vendita di prodotti, che risultavano essere secondari o ininfluenti.

La pericolosità sociale della condotta è emersa anche con riguardo alla gestione che i promoter sponsorizzatori («enroller»), in qualità di uplink leader, avevano dei soggetti arruolati nella propria “down line”; in conseguenza di ciò i primi determinavano le fortune dei propri iniziati decidendone le sorti nella scalata nel ranking aziendale e, conseguentemente, determinandone quelle finanziarie.

Il gip riminese ha disposto il sequestro di immobili e di disponibilità finanziarie per 7 milioni e 300 mila euro. Il rappresentante legale della società è indagato anche per omesso versamento di Iva.

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Questo è un articolo pubblicato il 10-05-2022 alle 11:35 sul giornale del 11 maggio 2022 - 3359 letture

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