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Ultimo saluto alla respirazione bocca a bocca

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arresto cardiaco

I cardiologi con le loro nuove regole sulla salute hanno segnato la fine di un’era: quella della tecnica della respirazione bocca a bocca.

L’American Heart Association ha così disposto nuove raccomandazioni sui procedimenti da attuare di fronte ad una persona che ha avuto un arresto cardiaco. I soccorritori non professionisti devono evitare la “vecchia” tecnica e concentrarsi solamente sul massaggio al torace, dopo aver chiamato il 118.

La “nuova” tecnica è una semplice procedura alla portata di tutti, che consente a chiunque di salvare una vita umana anche se non è un medico e se non ha seguito corsi di rianimazione. Infatti, secondo le ultime ricerche l’elemento essenziale in casi di arresto cardiaco è il tempismo: non si deve far passare troppo tempo prima di prestare soccorso.

E l’alternanza di respirazione e compressione nel torace è una perdita di tempo, che va sostituita con circa 100 pressioni al minuto al centro della gabbia toracica, senza preoccuparsi di fare danni perché non ce ne sono. Al contrario, si possono verificare dei danni se il soccorritore non esperto applica la respirazione bocca a bocca.

Così, Roberto Ferrari, cardiologo all’Università di Ferrara e Presidente dell’European Society of Cardiology, suggerisce “ dal momento che molti casi di arresto cardiaco sono provocati da una fibrillazione ventricolare, cioè a una grave aritmia che non permette al cuore di pompare sangue, prima di cominciare il massaggio vale la pena di dare un pugno, sempre al centro del torace, per fare riprendere ritmo al cuore. Il pugno funge da defibrillatore”.

Quindi, la rianimazione cardio-polmonare può raddoppiare la possibilità di sopravvivenza di una persona che ha avuto un arresto di cuore, poiché “tante volte i soccorritori vengono presi dall’emozione e ci mettono tanto prima di decidere come procedere, perdendo così- continua Ferrari – minuti preziosi. Altre volte, per la respirazione bocca a bocca interrompono il massaggio per più di 10 secondi, rendendolo poco efficace. C’è poi il pericolo di infezioni dal momento che spesso si sta soccorrendo uno sconosciuto”.

Dunque, è il caso di mandare in “pensione” la respirazione bocca a bocca. Ma “naturalmente- conclude il cardiologo- queste procedure non si applicano né a persone annegate, perché prima i polmoni vanno liberati dall’acqua, né a coloro che sono svenuti in seguito ad abuso di sostanze stupefacenti. In questi casi è bene astenersi ed attendere soccorsi”.



arresto cardiaco

Questo è un articolo pubblicato il 15-04-2008 alle 01:01 sul giornale del 15 aprile 2008 - 2727 letture