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Otto anni per una sentenza: giudice rimosso dall\'ordine

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La sezione disciplinare del Csm con un provvedimento ha rimosso dall’ordine giudiziario il pm Edi Pinatto.

Il giudice Pinatto non potrà più fare il magistrato perché secondo l’accusa “è incompatibile con la funzione del pm”. Accusa pronunciata sulla base dei fatti accaduti: Pinatto ha impiegato otto anni per scrivere le motivazioni della sentenza con la quale il tribunale di Gela aveva condannato sette componenti del clan Madonia a complessivi 90 anni di carcere. Così l’accusa: “Ha provocato danni irreversibili, non può fare il pm; è incompatibile con tale funzione”.

E la Procura generale ha chiesto a tal proposito la sanzione più grave per un magistrato, dopo che il Csm in un primo momento aveva respinto la richiesta di sospensione d’urgenza dal servizio per Edi Pinatto, poiché il giudice aveva ormai depositato le motivazioni della sentenza tanto attese. Richiesta d’intervento immediato sollecitata dall’ex ministro della Giustizia Mastella e dal Presidente della Repubblica Napolitano.

Mai più fatti come quello di Gela- aveva detto il capo dello Stato- episodi del genere minano il prestigio della magistratura e la fiducia che in essa ripone il cittadino”. Parole, dunque, prese in considerazione e appoggiate dalla Procura generale della Cassazione che ha rimosso dall’ordine giudiziario l’imputato nel processo davanti alla sezione disciplinare del Csm.

Il pg Eduardo Scardaccione ha sottolineato: “ Il ritardo di otto anni causato da Pinatto è stato gravissimo, ingiustificato ed ha provocato danni irreversibili, violando l’essenza stessa della funzione giurisdizionale, la sostanza a cui si lega l’immagine, la credibilità della magistratura”. Ed ha concluso: “ Si tratta di un fatto reiterato, abnorme, irreparabile per le parti pubbliche e private”.

Dunque, Pinatto, attualmente pm a Milano, non potrà più svolgere la propria funzione giudiziaria. Davanti alla Corte si è difeso dicendo: “ Il mio impegno personale è stato gravoso; si è trattato di un circolo vizioso, di un sovraccarico di turni in un’indagine complessa”. Difesa ribadita dall’avvocato Fantacchiotti che ha dichiarato: “ Nel corso del trasferimento da Gela a Milano, le nuove funzioni si sono accavallate alle precedenti. La gravità del danno c’è stata ma occorre tenere conto del carico di lavoro a cui è stato sottoposto il magistrato. Alla fine è andato nel pallone”.

Nonostante i tentativi di difesa del Presidente di Sezione della Cassazione, però, Pinatto è stato condannato e rimosso dal proprio incarico. Otto anni per una sentenza sono troppi e non hanno giustificazione plausibile, per la Procura generale, soprattutto avendo consentito la scarcerazione di sette persone, essendo scaduti i termini di custodia cautelare.



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Questo è un articolo pubblicato il 18-06-2008 alle 01:01 sul giornale del 17 giugno 2008 - 2562 letture