SEI IN > VIVERE ITALIA > ATTUALITA'
articolo

Maroni non indietreggia su rom e moschea

1' di lettura
2230

Dai campi Rom alla moschea di viale Jenner: non c\'è pace per il ministro dell\'Interno Maroni. Fino a qualche giorno fa a tenere banco era la questione delle impronte digitali dei bimbi Rom; a infuocare il dibattito odierno è invece il futuro della moschea milanese di viale Jenner.

Sita in un garage di viale Jenner, arteria di circonvallazione a nord del centro di Milano, la moschea nasce nel 1989 ad opera di Ibrahim Saad. Sotto stretta sorveglianza sin dalla bomba nei sotterranei delle Twin Towers del 1993, dopo l\'11 settembre 2001 il dipartimento del Tesoro statunitense indica la moschea milanese come uno dei principali crocevia Al Qaeda.

Il problema della moschea è semplice: i fedeli sono troppi, impossibile farli entrare tutti nel garage. Da qui la pratica, che i residenti denunciano da anni, di invadere il marciapiede di viale Jenner, rendendo impossibile il passaggio.

Maroni assicura \"una soluzione concordata che soddisfi le richieste dei cittadini e le esigenze poste dal centro culturale\" entro la fine dell\'estate, ma Umberto Bossi rilancia e dichiara senza mezzi termini che \"Maroni ha chiuso la moschea di viale Jenner. Questa è casa nostra\". Da qui partono le polemiche, prima tra tutte quella di Monsignor Gianfranco Bottoni, responsabile delle relazioni ecumeniche e interreligiose della diocesi: “Solo un regime fascista o populista arriverebbe a tali metodi dittatoriale”.

Maroni allora ieri è passato alla controffensiva: “Noi non abbiamo parlato di chiudere la moschea, anche perché quello di viale Jenner è un centro islamico. Vogliamo trasferirlo in un altro luogo dove siano rispettate le norme igienico-sanitarie, urbanistiche, e i regolamenti comunali”.



Questo è un articolo pubblicato il 08-07-2008 alle 01:01 sul giornale del 08 luglio 2008 - 2230 letture