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Iran, impiccate altre 29 persone

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Il boia continua a uccidere in Iran: all’alba di domenica, ventinove condannati per traffico di droga, omicidi, furti e violenze sono stati impiccati contemporaneamente nella prigione di Evin, a Teheran, nella più grande esecuzione di gruppo degli ultimi anni. Secondo Amnesty International, l’anno scorso in Iran le esecuzioni capitali sono state 317, un record battuto solo dalla Cina. 

Approvate dalla corte suprema, le impiccagioni sono state eseguite domenica mattina nella prigione Evin a nord di Teheran, e non più sulla pubblica piazza come avveniva nei mesi scorsi. L’obiettivo è una minore risonanza, evitare che la gente riprenda le impiccagioni con il telefonino e metta poi le immagini su internet. Il carcere di Evin è quello dove finiscono anche i dissidenti, che raramente sono condannati a morte.

Dallo scorso luglio, nonostante le proteste delle associazioni per i diritti umani e la moratoria sulla pena di morte votata dall’Onu, le esecuzioni sono aumentate in maniera esponenziale, sull’onda di una campagna lanciata dal regime degli ayatollah per “combattere i comportamenti immorali e arginare un tasso di criminalità in costante ascesa”.

In Iran, dove vige la legge islamica (Sharia), la pena capitale è comminata per un ampio numero di reati, a partire da quelli di omicidio, stupro, adulterio, rapina a mano armata, apostasia e, appunto, traffico di droga.



Questo è un articolo pubblicato il 28-07-2008 alle 01:01 sul giornale del 28 luglio 2008 - 2837 letture