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Amnesty International: Mauritania, i detenuti torturati con l’elettroshock

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Gli osservatori internazionali per i diritti umani hanno stilato un rapporto sulla lotta del governo mauritano nei confronti dei presunti prigionieri per terrorismo dal titolo ‘Torture nel cuore dello stato’. Sembra che addirittura gli organi giudiziari del paese appoggino la pratica della tortura come unico metodo di investigazione.

Poco conosciuta ai più la Repubblica Islamica di Mauritania è il 26esimo paese al mondo per estensione (1.030.000 kmq), ha una popolazione di 3 milioni di abitanti e Nouakchott è la città principale e capitale del paese. La Mauritania confina ad ovest con l’Oceano Atlantico, a sud-ovest con il Senegal, ad est con il Mali, a nord-est con l’Algeria e il Marocco. Dopo aver ottenuto l’indipendenza dalla Francia nel 1960, il paese africano ha attraversato 27 anni di dittatura fino a quando nel 2007, in seguito ad un colpo di stato, sono state indette le prime elezioni democratiche dopo il periodo colonialista.

Sidi Ould Cheikh Abdallahi è stato eletto presidente e il paese mussulmano ( per il 99.8% della popolazione) ha ricevuto elogi da parte di molti paesi occidentali per il processo di democratizzazione. Nell’agosto 2008, in seguito ad un golpe militare, il presidente Abdallahi è stato destituito e ora il potere è in mano ad una giunta militare. Il mondo occidentale ha condannato tale gesto, nonostante il paese appoggi la lotta contro Al Qaeda. Sembra che per contrastare il terrorismo islamico, il governo abbia sempre usato metodi sistematici di tortura verso i detenuti; elettroshock, bruciature, violenze sessuali ecc..

Secondo osservatori di Amnesty International, sembra che queste pratiche si siano intensificate dopo la presa del potere da parte della giunta militare in agosto. Gli osservatori per i diritti umani nel paese hanno steso un rapporto intitolato ‘Torture nel cuore dello stato’ e accusano le autorità mauritane di adoperare la tortura come unico metodo di investigazione. Amnesty continua il rapporto affermando che queste pratiche vengono intraprese dalle forze dell’ordine consapevoli di essere appoggiate dalle autorità giudiziarie.

Nel rapporto sono raccolte alcune testimonianze di prigionieri sottoposti a tali metodi coercitivi: “Le forze dell’ordine hanno preso le mie braccia e le mie gambe e me le hanno legate dietro la schiena, mi hanno bendato e mi hanno sottoposto all’elettroshock. Ho perso conoscenza con il naso che mi sanguinava. Il testimone continua. Ogni individuo imprigionato per ragioni politiche o per aver contravvenuto alla legge ordinaria corre il rischio di essere torturato”. Intanto, il governo mauritano tace.



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Questo è un articolo pubblicato il 06-12-2008 alle 01:01 sul giornale del 06 dicembre 2008 - 2445 letture