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Il Parlamento boccia la proposta del Consiglio: ancora 48 ore lavorative

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Il Parlamento Europeo in seconda lettura ha respinto la proposta del Consiglio di portare la settimana lavorativa nell\'Unione Europea fino a 65 ore.

L\'aula di Strasburgo, superando di gran lunga la soglia minima di 393 voti prevista dal regolamento per poter modificare la proposta di revisione dell\'attuale direttiva, ha bocciato la proposta del Consiglio di rendere possibile la settimana lavorativa a 65 ore in Europa, accogliendo tutti gli emendamenti della commissione lavoro.Gli emendamenti qualificanti sono stati sostenuti da una maggioranza trasversale composta da Pse, sinistra europa (Gue), Verdi e il gruppo di destra Uen. I gruppi dei Popolari e dei liberaldemocratici si sono sostanzialmente divisi a metà fra favorevoli e contrari. Il Pd si è schierato per gli emendamenti.

Con 544 voti favorevoli, 160 contrari e 12 astensioni, il Parlamento ha eliminato la possibilità di prolungare la settimana lavorativa a 65 ore. Settimana, quindi, che resta di 48 ore di lavoro, ma che può essere modificata su richiesta del lavoratore stesso. In tal caso la durata massima potrà raggiungere le 60-65 ore. Questo emendamento, secondo quanto emerge dai tabulati di voto, ha avuto il sostegno di gran parte degli eurodeputati di Forza Italia, An e Lega. Contro si sono espressi Stefano Zappalà, Guido Podestà, Elisabetta Gardini, Giuseppe Gargani e Giorgio Carollo, tutti di Forza Italia.

L\'aula di Strasburgo con l\'emendamento concede, inoltre, tre anni agli Stati membri dell\'Unione Europea per derogarvi arrivando alle 65 ore settimanali, di fatto eliminando la possibilita\' di \'opt out\' al termine del periodo transitorio.Il primo paese ad avere adottato il cosiddetto \'opt out\' per consentire la settima \'lunga\' ai lavoratori era stata la Gran Bretagna e ad oggi sono quindici i paesi europei che ricorrono a questa possibilità. Bulgaria, Cipro, Estonia, Malta e Regno Unito in tutti i settori, mentre Repubblica ceca, Francia, Germania, Ungheria, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Spagna lo consentono solo nei settori in cui vi è un esteso ricorso ai periodi di guardia.



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Questo è un articolo pubblicato il 19-12-2008 alle 01:01 sul giornale del 18 dicembre 2008 - 2288 letture