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Somalia: Ospedale di Medici Senza Frontiere colpito da diversi proiettili

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Somalia
Sabato 27 dicembre è scoppiato un combattimento nella città di El Guri, nella regione somala del Galagaduud. Tre persone, attorno alle 10 del mattino, sono state ferite all\'interno dell\'ospedale di El Guri.
Due genitori con il loro bambino, che era un paziente sottoposto a cure mediche, sono stati feriti dallo scoppio di un proiettile che ha
colpito il pronto soccorso dell\'ospedale. Sono inoltre arrivati all\'ospedale 13 feriti, fra cui due bambini e cinque donne, tre di loro hanno bisogno di un intervento chirurgico.

In vista della crescente tensione nel Galgaduud, l\'organizzazione Medici Senza Frontiere (MSF), che ha supportato l\'ospedale Istarlin nella città di El Guri dal 2006, ricorda a tutte la fazioni del conflitto in Somalia di rispettare la legge internazionale umanitaria.

MSF chiede a tutti i combattenti di salvaguardare le strutture mediche, il personale e i pazienti malati e feriti: \"L\'ospedale di El Guri, spiega Tom Quinn, coordinatore dei progetti di MSF in Somalia, è l\'unica struttura medica che fornisce assistenza nell?area e riceve pazienti che provengono da più di 250 km di distanza.

Con così poche strutture mediche in Somalia è fondamentale che ogni persona, a qualsiasi parte politica o gruppo appartenga, possa avere libero accesso alle strutture mediche che sono ancora in funzione.

MSF chiede a tutte le parti in conflitto di rispettare la neutralità dell\'ospedale e quella di tutti i pazienti\".

Come organizzazione umanitaria indipendente che aderisce alle Convenzioni di Ginevra, MSF fornisce assistenza medica gratuita a qualsiasi persona ferita o malata, con imparzialità e neutralità assoluta, senza prenderne in considerazione l\'affiliazione politica, religiosa o militare. La situazione somala è tragica.

Alla fine del 2008 si è parlato di un possibile invio di caschi blu nel Paese del Corno d\'Africa per un\'operazione di peacekeeping, ma il segretario generale dell\'Onu Ban Ki-Moon ha frenato, dicendo che i tempi non sono maturi e che in Somalia, per ora, \"non c\'è nessuna pace da mantenere\".

Il segretario generale dell\'Onu raccomanda piuttosto di rafforzare la missione di pace dell\'Unione africana (Amisom) presente in
Somalia, indicandola come l\'unica \'opzione realistica in questo momento\' per favorire la stabilità nel Paese. In una lettera inviata al Consiglio di Sicurezza, Ban sollecita gli Stati membri a garantire all\'Amisom sostegno finanziario e logistico, e alle forze di sicurezza somale addestramento, equipaggiamento e tutti i rinforzi utili, in modo da favorire il processo di pace avviato con l\'accordo di Gibuti. Poco prima di natale, l\'Unione africana (Ua) ha prorogato di due mesi il mandato Amisom in scadenza alla fine dell\'anno, sollecitando l\'invio di altre truppe da parte degli Stati membri.

A metà dicembre i miliziani islamici al Shabab hanno chiuso l\'unica stazione radio attiva nella città somala di Chisimaio, 500 chilometri a sud
di Mogadiscio. Una decina di miliziani hanno fatto irruzione negli uffici della stazione radio e hanno consegnato al direttore un provvedimento
firmato da Hassan Yaqub Alil, responsabile per l\'Informazione dell\'amministrazione islamica della città, in cui si accusa l\'emittente di
trasmettere musica e informazione \'anti-islamica\'.

L\'organizzazione Committee to Protect Journalists ha quindi lanciato un appello ad Alil perchè \"iveda la sua decisione e consenta all\'unica stazione radio di Chisimaio, HornAfrik, di riprendere le trasmissioni\", HornAfrik, una delle poche voci indipendenti in Somalia, aveva festeggiato il suo 12esimo anno di attività il giorno prima del raid.

Inoltre a Chisimaio, lo scorso ottobre, le Corti islamiche hanno emesso ed eseguito una condanna a morte per lapidazione di una bambina di 13 anni, vittima di stupro. Mons. Giorgio Bertin, amministratore apostolico di Mogadiscio, in un\'intervista al primo numero del 2009 del settimanale \'Vita\', afferma: \"Si dice che la Somalia sia in mano ai clan, negli ultimi tempi mi sembra invece il contrario, e cioè
che abbiano perso il controllo della situazione.
Mentre sono nuovi gruppi fondamentalisti, non più costituiti necessariamente su base etnica, ad aver acquisito molto potere\".

Secondo le ultime notizie, potrebbero essere finite in mano agli Shebab, i giovani miliziani islamici somali, anche suor Caterina Giraudo e suor Maria Teresa Oliviero, le due suore italiane rapite in Kenya lo scorso novembre, di cui Papa Benedetto XVI ha additato a
testimoni di pace durante le sue omelie natalizie.


Somalia

Questo è un articolo pubblicato il 04-01-2009 alle 01:01 sul giornale del 03 gennaio 2009 - 2180 letture