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Operazione di terra a Gaza: un punto mentre infuria la guerra

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La famiglia al-Bakr è l’ultima vittima dell’offensiva israeliana: madre e quattro figli, secondo fonti palestinesi, sono rimasti uccisi dopo che un missile ha centrato la loro abitazione a al-Toufah, un quartiere della città di Gaza. In un altro quartiere, quello di al-Hawa, un missile lanciato da un drone ha ucciso tre medici che stavano prestando soccorsi ad alcuni feriti; a Beit Lahiye hanno perso la vita quattro bambini.

Mentre si susseguono le notizie di scontri anche tra combattenti palestinesi e soldati di Tel Aviv (che ha finora ammesso di aver perso un soldato) i cui bilanci restano tuttora incerti, c’è già la sicurezza che sono i civili, i bambini e le donne in particolare, a pagare il prezzo più alto dell’offensiva israeliana che da ieri sta procedendo anche via terra con l’ausilio continuo di bombardamenti aerei e di cannoneggiamenti dalle navi al largo della costa.

Secondo varie fonti più di 40 persone hanno perso la vita da ieri sera, almeno 514 dal 27 dicembre (primo giorno degli attacchi israeliani) e sono quasi 2500 le persone rimaste ferite. Numeri che stanno lentamente facendo prendere posizioni più decise ai governi dei paesi arabi, finora rimasti pressoché immobili. Come immobile è stata finora la comunità internazionale che sembra lentamente volersi risvegliare dopo il ritardo accumulato negli ultimi giorni e contraddittorie prese di posizione.

Oggi, il presidente egiziano Hosni Mubarak riceverà a Sharm el Sheikh, nella penisola del Sinai, la troika dell’Unione Europea guidata dall’Alto Rappresentante Javier Solana e composta dai ministri degli esteri di Francia, Repubblica Ceca e Svezia. Subito dopo Mubarak riceverà il presidente francese, Nicolas Sarkozy, che comincerà dall\'Egitto un giro in Medio Oriente. Nel silenzio e tra le timide reazioni, spicca invece la significativa presa di posizione della Turchia, uno dei pochi paesi musulmani alleati di Israele, che ha definito “inaccettabile” l’offensiva di Tel Aviv.

Aver creato una crisi umanitaria di queste dimensioni attraverso l’uso sproporziato della forza causerà a Israele molti problemi” ha detto il capo del governo turco Recep Tayyp Erdogan. Mentre si va verso la fine di questo nono giorno dell’offensiva, anche oggi centinaia di migliaia di persone sono scese in strada in tutto il mondo – da Parigi a Chicago, da Tel Aviv a tutte le capitali arabe – per manifestare la loro solidarietà al popolo palestinese e chiedere la cessazione immediata dell’attacco.



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-01-2009 alle 01:01 sul giornale del 05 gennaio 2009 - 2234 letture