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I rabbini dissentono con il Papa

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Sabato 17 gennaio è la giornata del dialogo ebraico-cristiano, ma quest\'anno i rabbini italiani non parteciperanno all\'incontro, perché, come afferma il rabbino capo di Venezia Elia Enrico Richetti sul mensile dei gesuiti \'Popoli\', con papa Benedetto XVI il dialogo è ritornato indietro di 50 anni.

Il casus belli è stata la reintroduzione del Messale tridentino, spurgato dai termini più offensivi. Da qui la presa di posizione dei rabbini italiani: \"Fin dal primo momento, l\'Assemblea dei rabbini d\'Italia ha preso una pausa di riflessione, sospendendo temporaneamente gli incontri interreligiosi. I mesi successivi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di contatti, incontri e mediazioni con diversi esponenti, anche ad alto livello, del mondo ecclesiastico, alcuni dei quali si sono dimostrati sinceramente preoccupati per il futuro di un dialogo che stava procedendo in maniera fruttuosa e che registrava un allargarsi del senso di rispetto e di pari dignità delle fedi\".

Le risposte chiarificatrici non hanno soddisfatto i rabbini: \"Se io ritengo, sia pure in chiave escatologica, che il mio vicino debba diventare come me per essere degno di salvezza, non rispetto la sua identità. Non si tratta, quindi, di ipersensibilità: si tratta del più banale senso del rispetto dovuto all\'altro come creatura di Dio. Se a ciò aggiungiamo le più recenti prese di posizione del Papa in merito al dialogo, definito inutile perché in ogni caso va testimoniata la superiorità della fede cristiana, è evidente che stiamo andando verso la cancellazione degli ultimi cinquant\'anni di storia della Chiesa. In quest\'ottica, l\'interruzione della collaborazione tra ebraismo italiano e Chiesa è la logica conseguenza del pensiero ecclesiastico espresso dalla sua somma autorità\".

E conclude sui futuri rapporti: \"È vero, non sta agli ebrei insegnare ai cristiani come devono pregare o che cosa devono pensare, e nessuno fra gli ebrei o i rabbini italiani pretende di farlo. Ma è chiaro che dialogare vuol dire rispettare ognuno il diritto dell\'altro ad essere se stesso, cogliere la possibilità di imparare qualcosa dalla sensibilità dell\'altro, qualcosa che mi può arricchire. Quando l\'idea di dialogo come rispetto (non come sincretismo e non come prevaricazione) sarà ripristinata, i rabbini italiani saranno sempre pronti a svolgere il ruolo che hanno svolto negli ultimi cinquant\'anni\".

La risposta a continuare nel dialogo arriva da Gerusalemme dal gesuita Collin, responsabile della comunità cattolica di espressione ebraica di Beersheva, che afferma: \"Capiamo il dolore ma credo si tratti di una reazione emozionale. Il dialogo deve continuare, è importante anche riferire delle ferite che in questo processo si possono provocare all\'altro. Non partecipare non sembra la risposta giusta... Il Papa non ha compiuto passi indietro\".



Questo è un articolo pubblicato il 15-01-2009 alle 01:01 sul giornale del 15 gennaio 2009 - 2300 letture