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Il Sudafrica nega l’accesso al Dalai Lama

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In pochi minuto una notizia di 5 righe ha fatto il giro del mondo: il Sudafrica ha negato al Dalai Lama il visto d\'ingresso per prendere parte a una conferenza di premi Nobel per la pace in programma venerdì 27 marzo a Johannesburg sul tema del calcio come strumento contro il razzismo e la xenofobia, in vista dei Mondiali nel 2010 che si terranno proprio in questo Paese.

Secondo il governo di Pretoria, la presenza del leader spirituale tibetano non è ‘nell\'interesse’ del Paese. Il portavoce della presidenza sudafricana, Thabo Masebe, ha affermato che “il mondo guarda al Sudafrica come nazione ospite dei Mondiali, e non vogliamo che altre cose distolgano l\'attenzione. La presenza del Dalai Lama avrebbe invece portato altri temi alla ribalta”. La decisione del governo sudafricano ha scatenato la protesta degli altri premi Nobel per la pace, tra i quali alcuni sudafricani: “Se il Dalai Lama non c\'è, allora non vado nemmeno io”, ha commentato il vescovo anglicano Desmond Tutu, Nobel nel 1984. Secondo organi di stampa sudafricani, la decisione del governo è dovuta alle forti pressioni ricevute da parte della Cina.


Anche l\'ex presidente sudafricano Fredrik Willlem De Klerk, Nobel nel 1993 insieme al suo successore, Nelson Mandela, è della stessa opinione di Tutu e non parteciperà più alla conferenza. Anche il comitato del Nobel ha criticato la decisione del Sudafrica: “È impossibile per noi prendere parte a un evento nel quale una delle principali personalità non ha ottenuto il permesso di entrare nel Paese”.


In Italia l’onorevole Jean-Leonard Touadi non ha usato mezzi termini nell\'esprimere la sua contrarietà alla decisione sudafricana: “La notizia che il Sudafrica negherà l’ingresso nel Paese al Dalai Lama, premio Nobel e massima autorità dei diritti del Tibet, è il sintomo definitivo che la Cina sta stritolando il continente africano”.


Il parlamentare del Partito Democratico si dice ‘molto preoccupato’ per l’attivismo cinese, che “in Africa oggi rappresenta uno dei più grandi freni alla diffusione della cultura dei diritti umani e della democrazia. La pressione di Pechino sul continente africano sta diventando insostenibile. In pochi giorni abbiamo assistito, oltre a questo ‘veto’ sul Dalai Lama, al sostegno senza se e senza ma della Cina al presidente del Sudan Omar Al-Bashir, che ha un mandato pendente di arresto del tribunale dell’Aja per crimini contro l’umanità nei confronti delle popolazioni della vasta regione sudanese del Darfur”.


Gli effetti evidenti di “questa azione di lobbying senza scrupoli stanno avendo pesanti ripercussioni sulle decisioni prese dalla governance delle Nazioni Unite in tema di diritti umani”, ha concluso, ricordando la presenza della Cina nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Infine ha invitato tutti ad appoggiare la vibrante protesta dei premi Nobel per la pace sudafricani, Desmond Tutu e Nelson Mandela, perché sia consentito al Dalai Lama di portare anche in Sudafrica il suo messaggio di libertà e di fratellanza universale.



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Questo è un articolo pubblicato il 25-03-2009 alle 18:00 sul giornale del 25 marzo 2009 - 2119 letture