Meeting: un percorso della conoscenza lungo trent\'anni

rimini fiera 5' di lettura 01/09/2009 - Il XXX Meeting, svoltosi a Rimini dal 23 al 29 agosto, si è sviluppato nel segno della sfida contenuta nel messaggio di papa Benedetto XVI: “non il distacco e l’assenza di coinvolgimento sono l’ideale da rincorrere, peraltro invano, nella ricerca di una conoscenza ‘obiettiva’, bensì un coinvolgimento adeguato con l’oggetto”.

Tutti sono stati conquistati innanzitutto dallo spettacolo di quasi 4.000 volontari, che hanno pagato vitto e alloggio per potere lavorare al Meeting, segno di un desiderio di fare un’esperienza, cioè di vivere ciò che fa crescere, e di condividerla con chiunque. “E’ un autentico ‘miracolo’ che si ripete da trent’anni e che, ha ribadito il presidente dell’Associazione del Meeting, Emilia Guarnieri, è impossibile trovare altrove, frutto di un’educazione a vivere la gratuità come dimensione di ogni rapporto”.


Con le quasi 800.000 presenze - sempre più alto è il numero di coloro che giungono dall’estero - i padiglioni del Meeting sono stati letteralmente saturati da tanti che hanno potuto incontrare personalità internazionali e protagonisti della vita italiana, visitare le mostre e partecipare agli spettacoli in programma. Particolarmente significativi la messa in scena del Miguel Manara di Milosz, uno dei testi più cari al popolo del Meeting, e il concerto di Enzo Jannacci, genio musicale e umano.


Per sette giorni le persone hanno potuto vedere che il percorso della conoscenza non è ridestato da discorsi o spiegazioni astratte, ma dall’incontro con persone che conoscono il reale in un modo nuovo e attraente, perché carico di una promessa di verità e di bene. La settimana riminese è stata un susseguirsi di testimoni, nuovi o noti: Amparito dell’Ecuador, gli abitanti del Rione Sanità di Napoli e Josè Berdini di Corridonia, padre Aldo Trento del Paraguay, Marcos e Cleuza Zerbini di San Paolo del Brasile, Rose e Vicky di Kampala, i carcerati di Padova.


E ancora, si sono potuti ascoltare personalità del mondo culturale come Mary Ann Glendon, che ha introdotto il tema della “esperienza elementare” come radice dei diritti umani. Filosofi come Remi Brague e Fabrice Hadjadj, e premi Nobel e scienziati come John Mather, Charles Townes e Yves Coppens hanno mostrato che cosa significhi “allargare la ragione”. Assolutamente imprevista è stata la testimonianza umana e politica di Tony Blair, che è arrivata fino alla confessione pubblica delle ragioni della sua conversione al cattolicesimo: la scoperta del carattere universale della Chiesa.


Come ultimo atto è stato presentato l’ultimo libro di don Giussani, che chiude come sempre il Meeting, rilanciandone i contenuti (quest’ anno “Qui ed ora”, Rizzoli, Bur), da due personaggi con radici che più laiche non si può: Oscar Giannino, economista e giornalista, liberale e repubblicano per nascita e formazione culturale, desideroso di parlare non tanto ai presenti quanto al suo mondo di provenienza; e Giancarlo Cesana, arrivato nonostante i postumi di una polmonite, nato in una famiglia di socialisti, di “quelli scomunicati nel 1948”, oggi docente di Igiene all’Università degli studi di Milano Bicocca. Avendo presenti i suoi due ospiti, la presidente del Meeting, Emilia Guarnieri ha invitato “come laici, a dar credito all’esperienza che abbiamo fatto in questi giorni a Rimini, e cercare di capire quel che abbiamo visto, a renderci conto del cambiamento, anche minimo, che c’è stato in noi”.


“Molti di voi, ha esordito Giannino davanti a diecimila persone, mi rimproverano perché nei miei interventi non uso mai il noi; ma questo deriva da un pudore che un laico come me ha. Ancora non ho il coraggio di dire noi”. Egli ha cominciato affermando che il suo avvicinamento a Cristo, è stato reso possibile dalla fede della madre e dal don Gius che, in un incontro, gli chiese di fare i conti con la fede semplice e profonda della donna. L’animo in ricerca di Giannino non si fermò lì e un giorno chiese allo zio, prete presso la nunziatura apostolica, che cosa pensasse di Don Giussani, ricevendone una risposta tanto lapidaria quanto lungimirante: “è un profeta”.


Dopo questo flash back, Giannino ha cominciato il suo ragionamento, con lo scopo di “portare un aiuto a quanti che partono da un atteggiamento laicista e razionalista nei confronti della fede”. La fede, secondo Giannino, non è uno stato d’animo ma un giudizio perché si tratta del nostro destino e del nostro cuore. Infine Giannino ha richiamato i cattolici che si occupano di economia e finanza alla loro responsabilità di far vedere la diversità portata da Cristo dentro l’azione concreta del loro lavoro.


Cesana, prima di entrare nei contenuti del testo, ha spiegato che “questi libri sono dei rapporti dei raduni dei responsabili del Clu (Comunione e liberazione università) con don Giussani… Giussani era di un realismo spietato. Sapeva che l’uomo è un bastardo e un traditore e che appena può ti frega. Per questo ricordava sempre quel versetto di Geremia dove si maledice l’uomo che confida nell’uomo”. Per questo, il titolo del Meeting 2010, che si svolgerà a Rimini dal 22 al 28 agosto, è: “Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore”.






Questo è un articolo pubblicato il 01-09-2009 alle 19:05 sul giornale del 01 settembre 2009 - 1328 letture

In questo articolo si parla di attualità, meeting, rimini, simone baroncia





logoEV