Il calvario di Miss Italia

Maria Perrusi 8' di lettura 16/09/2009 -

Finalmente siamo giunti all'epilogo di questa sciagurata trilogia, incredibilmente premiata dagli ascolti nonostante la ventata di novità e rinnovamento abbia soffiato solo sul numero ridotto di concorrenti e di serate, per nostra fortuna. Soffermiamoci dunque a riflettere su alcuni tratti caratteristici della settantesima edizione della kermesse.



MILLY.
Una donna una mummia, che più mummia non si può. Se lo dice lei stessa, durante il disgustoso siparietto che proietta ogni sera il suo alter ego cattivello, il quale le chiede addirittura "ma hai dormito nel freezer stanotte?". Del resto, solo l'ibernazione notturna - insieme alla totale mancanza di primi piani - può spiegare il suo cereo aspetto che vince la battaglia contro la clessidra.
Noiosa, scontata, martellante, la sua voce è onnipresente nella gara, nelle telepromozioni, nelle interviste, nei videoclip. Temporeggia indegnamente nelle infinite attese dei problemi tecnici, cerca di ravvivare la noia mortale con battutine per le quali si autodefinisce una stupida, soffre sui tacchi, sbaglia i nomi, confonde sui numeri, insulta il proprio cervello, legge i verdetti al contrario e proclama una Miss sbagliata.
La regia sembra costantemente una sorta di prova generale, con inquadrature sbagliate, interminabili momenti morti, volumi spesso alterati e microfoni malfunzionanti, tanto malfunzionanti da tacere gli interventi degli ospiti e da costringere la conduttrice (costantemente accessoriata di radiomicrofono) a condurre con il microfono in mano, impacciandosi puntualmente ed ingloriosamente ad ogni busta con i risultati, tanto da dover chiedere aiuto all'ospite di turno all'atto della lettura dei verdetti, come fanno le nostre mamme alla cassa del supermercato mentre rovistano nelle borse in cerca del portafoglio: "Scusa, mi tieni questo perfavore?".

LA GARA.
L'originalità della settantesima edizione porta alla suddivisione in gruppi, l'esibizione in gruppi e l'eliminazione in gruppo, il che suona strano in un concorso individuale per definizione. I nomi dei quattro gruppi sfiorano il ridicolo: le sportive, le romantiche, le trendy e le vamp.
Milly vuole rinnovare a tutti i costi e le costringe ad aprir bocca per una breve presentazione di se stesse, in tema con lo slogan "La bellezza è un talento", con dei risultati a dir poco scoraggianti. Milly getterà la spugna dopo il primo tentativo.
E se la bellezza è un talento, al volto di ciascuna ragazza viene affiancata una schermata di presentazione che fornisce alcune informazioni di essenziale importanza che ben descrivono il talento di ciascuna: città natale, altezza, taglia e segno zodiacale.
Piccola chiosa: solo una su sessanta ragazze indossa una 44, distribuita su poco meno di un metro ed ottanta di altezza, le altre oscillano tra la 42 e la 40, con una discreta tendenza verso la seconda.
E, sempre all'insegna del rinnovamento, viene buttato nel secchio l'unico momento divertente, ovvero la suspence della lettura individuale del verdetto, soppiantandolo con un'organizzazione in terzetti a cui viene via via comunicato il verdetto con finto tatto e melenso buonismo, senza un minimo di sadismo, quel sottile sadismo a cui ci avevano abituati con l'ormai consolidato rito del "Per te Miss Italia... Finisce".
Per il resto nulla di nuovo: interminabili, infinite e ripetitive presentazioni, sfilate con eleganti vestiti rigorosamente griffati dagli sponsor, eccentriche acconciature, e grazie fatte ballare al vento, semi coperte da luccicanti bikini striminziti, per la gioia di lorsignori presenti in giuria.
Ed infine, per ammazzare il tempo e giustificare le tre serate e lo slogan, le concorrenti si esibiscono in sgangherati medley, con stonature e coreografie da recita di terza media; vengono sottoposte a non commentabili prove di recitazione e all'indidiosa prova a sorpresa: indossare stravaganti ed improbabili "cosi" chiamati cappelli di alta moda e fare smorfie infantili davanti ad un fotografo immaginario.
E' già crudele far soffrire sessanta ragazzine per giorni e giorni su quei trampoli da 12, e in fondo, forse ci saremmo accontentati di qualche lezione di dizione.

LA GIURIA.
La giuria della sala, composta da Ricky Tognazzi il Guardone, Claudio Cecchetto il Diplomatico, Rita Rusic l'Invidiosa, Massimo Assisi il Filologo e Guillermo Mariotto il Crudele, è in stile format, con tanto di voto individuale e pubblico, sullo stampo di "Ballando con le stelle", come piace tanto a Milly.
Durante la prima sera i giurati piallano senza pietà ed assegnano anche dei 3, attirando su di loro le sfuriate della patrona Mirigliani, i fischi del pubblico che la Carlucci cerca di arginare invitando a televotare qualora in disaccordo, e l'aspro odio delle concorrenti, elegantemente dissimulato da sorrisi pietrificati, come da contratto.
Senza contare che il voto esplicito - nonostante i giurati abbiano svolto un lavoro ingrato votando con estrema onestà, professionalità e risolutezza - risulta spesso scoraggiante, crudele e condizionante sul televoto.

GLI OSPITI.
Da un estremo all'altro: solo comparsate di qualche minuto per evitare di ripetere il vergognoso ed inaccettabile sforo di un'ora e mezza che ha caratterizzato la prima serata facendo slittare il tg nazionale di mezza sera alle due del mattino, con conseguente pioggia di critiche e minacce di dure sanzioni.
A calcare il palco personaggi del cinema e del teatro, come Riccardo Scamarcio e Vincenzo Salemme; tante donne, tra cui Anna Falchi ed una splendida e luminosa Federica Pellegrini, alla quale è spettato l'onore dell'incoronazione; ed infine due tra i maggiori rappresentanti del panorama musicale italiano, Eros Ramazzotti e Tiziano Ferro, dai quali onestamente ci saremmo aspettati almeno uno stralcio di canzone dal vivo.
Menzione d'onore a Paris Hilton, un esempio di "talento" tutto guadagnato e meritato, che si intasca un cachet compreso tra i settanta e gli ottanta mila euro per una comparsata di dieci minuti.
La regina del glamour si stizzisce per l'attesa dietro le quinte e non canta, seppur previsto da contratto; fa la statua di cera e concede un'insipida intervista; infine si defila con un candore sconcertante a metà serata, infischiandosene spudoratamente dell'incoronazione di Miss Moda - a cui doveva presiedere da contratto - per andarsene a ballare in discoteca.
"I love Italy, I am Italian, my mother is from Sicily. Grazzi Italy!": perché la bellezza è un talento.

L'ELEZIONE DELLA MISS.
Sarà forse la deliziosa e autoironica Ludovica Caramis, la superfavorita nella quasi totalità dei sondaggi presenti sul web, i quali puntualmente portano sfortuna alla loro beniamina? Purtroppo no.
O magari sarà Adriana Solange Turecek, l'esotica Miss genovese ripescata che Milly definisce "una bellezza italiana-indiana-mozambicana", la quale tanto fa fremere i giurati ma poco il resto d'Italia? Neanche.
Di certo non sarà Claudia Loy, la più bella, matura, spigliata, sfrontata e impertinente del concorso, nonché la preferita dalla giuria insieme all'inconsolabile Miss Moda sbagliata, Mirella Sessa.
Non sarà lei come non saranno tutte le altre che già indossano una fascia e già impugnano un contratto annuale con uno degli sponsor, perché non esiste che una Miss Qualcosa faccia cappotto beccandosi anche la corona. Questioni di esclusività contrattuale, si suppone.
Cara Claudia - Miss Cinema, consolati con la straordinaria opportunità che ti offre la fascia che indossi, ovvero il provino all'inaccessibile Scuola di cinema di Roma, alla quale SICURAMENTE non accederai.
Sarà allora la povera Mirella Sessa, Miss Moda mancata e sosia ebete di Serena Autieri? La giuria si schiera spudoratamente a suo favore appioppandole per ben due volte un 10 unanime a cui partecipa anche la rosica Rusic, dimenticando purtroppo che anche lei è già Miss Deborah con tanto di contratto in mano.
Chi resta dunque? Come in tutte le edizioni ecco spuntare la solita sconosciuta, quella passata inosservata, poco notata e poco votata: la numero 07, all'anagrafe Maria Perrusi, una calabrese verace, senza fasce né contratti.
La titanica miss dal leggero valgismo che impareremo ad amare come ora amiamo la meravigliosa Miriam Leone, la quale, a onor del vero, si è raffinata non poco dopo un anno di cure del viso, dei capelli, del maquillage, e forse qualche piccolo intervento estetico: perché, cara Milly, la bellezza non è un talento, ma di certo lo è raggiungerla, almeno per una Miss.

CONCLUSIONI
Inutile scadere nelle solite, inutili e retoriche considerazioni sulla valenza e sensatezza o meno del concorso, Miss Italia c'è e ce lo teniamo.
Tuttavia, non avremmo mai creduto che si potesse arrivare ad avere nostalgia di Carlo Conti.
Consoliamoci con una chicca della neo eletta Miss, che alla domanda "Tu avevi paura della tua altezza prima, non ti vedevi bella, vero?" ha candidamente risposto: "Sì perché in Calabria MI SCHERZAVANO".
Viva Miss Italia.






Questo è un articolo pubblicato il 16-09-2009 alle 10:28 sul giornale del 15 settembre 2009 - 2233 letture

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