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Clooney: processo a Milano come in un film

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Clooney testimone a Milano: l'attore non recita, ma è la parte lesa. Il bello di Hollywood si è presentato il 16 luglio nel tribunale di Milano per testimoniare per un'ora è mezza circa a suo favore.

Il giudice del tribunale, Pietro Caccialanza afferma: “se guardiamo l'orologio possiamo dire che è passato il tempo di un film”. Il bel attore è entrato, impeccabile come sempre, nell'aula del tribunale verso mezzogiorno con lui il suo legale in Italia, l'avvocato Grazia Maria Mantelli e vari assistenti.

Non poteva mancare una folla esultante, tra cui era presente stampa italiana ed estera, ma anche numerosi fans, dove la presenza femminile, come al solito, era molto alta. Più che a un processo sembrava una scena da film Hollywoodiana, anche se di film non si trattava e Clooney non recitava una parte ma era venuto a testimoniare contro Francesco Galdelli, Vania Goffi e Vincenzo Cannarile, che hanno creato nel 2006 una linea di moda a suo nome non autorizzata dall'attore statunitense: le accuse a loro carico sarebbero truffa, dichiarazione del falso e ricettazione.

La sua presenza, a dispetto dell'ufficialità dell'evento, ha creato scompiglio e il giudice ha dovuto richiamare i presenti in aula, richiamandoli al silenzio. Nonostante il microfono si sia rotto, Clooney è riuscito a rispondere alle domande del pubblico ministero Letizia Mannella ed ha confermato di non conoscere gli imputati, che avevano creato false foto per incastrarlo (riguardo a una foto, Clooney, tradotto da un interprete, ha affermato che “la foto in cui fuma, è un falso dal momento che lui non fuma”).
Gli imputati avevano anche ricreato false firme nei documenti da essi presentati. Clooney si è difeso da queste false firme asserendo che “le firme che i documenti presentavano risultavano uguali, cosa impossibile, poiché una firma non può essere mai uguale a sé stessa”.

Ma il bello del processo è stato quando i difensori hanno cominciato con le domande di routine proponendo domande non pertinenti al processo. Tra le domande la richiesta di esplicitare se in quegli anni avesse avuto relazioni con donne italiane, ma il giudice l'ha prontamente difeso con un “le domande non sono pertinenti”.

L'ultima parola è stata data all'attore, mentre usciva dall'aula, che ha commentato: la giustizia in Italia è “very good”, molto buona.



Questo è un articolo pubblicato il 16-07-2010 alle 17:25 sul giornale del 17 luglio 2010 - 959 letture