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La Fiat vuole produrre in Serbia: la Marcegaglia si infiamma

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La Fiat, Fabbrica italiana automobili Torino, ha deciso di produrre in Serbia nel 2012 una nuova monovolume e le nuove versioni dei modelli Fiat Idea e Lancia Musa con un investimento di circa 800 mila euro. Lo ha annunciato giovedì Sergio Marchionne, amministratore delegato della nota azienda italiana.



a notizia ha subito destato polemiche a partire dal Presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, che ha commentato: “È più importante perseguire l'investimento a Pomigliano, in territorio nazionale” ed è per questo che chiede al più presto a Marchionne un confronto per discutere la situazione.

Anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, seguito da sindacati e lavoratori, è insorto a proposito ed ha dichiarato che la scelta dell'azienda è “paradossale”. “In tal modo, delocalizzando parte della produzione, – prosegue il sindaco – si penalizza la città, già provata dalla grave situazione di Pomigliano”. Chiamparino, in una intervista rilasciata all'edizione torinese del quotidiano La Repubblica, reputa inaudito che a pagarne le conseguenze del caso Pomigliano siano i lavoratori e la città di Torino.

Presidente della Confindustria chiede subito un faccia a faccia con Marchionne, dove discuterà la nuova notizia di delocalizzare parte della produzione in Serbia, ma affronterà in particolare l'urgente questione di Pomigliano a cui servono investimenti e risultati nella produttività. “Il tutto – afferma lei – sempre evitando che i conflitti diventino pesanti”.

a CGIL protesta apertamente poiché la scelta della Serbia è una ritorsione contro sindacati e lavoratori ed ha annunciato in una nota della CGIL che l'eventualità del trasferimento di parte della produzione all'estero desta preoccupazione soprattutto perché non si tutela il territorio nazionale nello specifico di Pomigliano. La segreteria confederale della CGIL ha anche riportato nella suddetta nota che “se le azioni messe in campo contro il sindacato ed i lavoratori servissero per giustificare scelte più gravi di disimpegno negli stabilimenti italiani il comportamento dell'azienda sarebbe giustificato".

La FIM CISL conferma che la decisione di Marchionne va contro gli impegni del 21 aprile scorso che prevedevano la produzione Fiat in suolo italiano in sito da definire. Anche Luigi Bersani ha affermato che la vicenda “merita un chiarimento. Non si può fare spallucce. Del resto la Fiat si chiama Fabbrica italiana automobili Torino. Il punto di partenza resta questo”.



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Questo è un articolo pubblicato il 22-07-2010 alle 18:32 sul giornale del 23 luglio 2010 - 1061 letture