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Libri & Cultura: Chi è Sissy?

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Vincenzo Manigrasso

Curioso esempio di scrittura quello proposto da Vincenzo Manigrasso nella sua opera Chi è Sissy? (Seneca Edizioni, 2010, 269 pp.). Un romanzo che non è soltanto un racconto, ma un misto di narrazione autobiografica (di vicende che coinvolgono da vicino la vita dell’autore) e descrizione di una persona cara, di una donna che ha la capacità (con il suo carattere, le sue attenzioni e la sua voglia di fare) di cambiare la vita del protagonista.

Quello che l’autore/personaggio del romanzo vuole narrare è la storia di un incontro significativo: nata casualmente durante una trasmissione radiofonica (che Enzo, il protagonista, conduce regolarmente in una emittente locale di Torino) la conoscenza di Sissy diventa subito profonda e interessante così tanto che i due si lasciano coinvolgere immediatamente dall’innamoramento e dal desiderio reciproco, con i suoi lati positivi, ma anche con gli aspetti negativi legati alle piccole incomprensioni della vita quotidiana. Lo stile con cui l’autore decide di narrare la vicenda è infatti proprio quello della quotidianità, di un linguaggio (a volte forse anche troppo) semplice, di contenuti non esaltanti per la loro straordinarietà, ma per la continuità e l’abitudine dalla quale il rapporto esce rafforzato.

A marcare ancora di più la vicenda di Enzo e Sissy è il fatto che entrambi sono reduci da un incidente che ha lasciato in loro segni profondi indelebili, a livello fisico e sicuramente anche psicologico: segni permanenti che però in questo caso rappresentano un punto di incontro comune e di profonda condivisione e comprensione reciproca.

Il libro descrive quindi l’approccio tra i due protagonisti e i loro tentativi di approfondire la conoscenza l’uno dell’altra. Ma lo fa in una maniera quasi diaristica: le vicende si susseguono infatti in un ritmo che non lascia spazio a pause e che sembra non voler rinunciare a nessun particolare. Mancano però le indicazioni temporali tipiche di un diario, che ci aiutano a seguire lo svolgersi degli eventi. Il romanzo di Manigrasso è quindi steso nella forma di un racconto unico, “un diario non diario”, un resoconto continuo, particolareggiato, delle azioni che coinvolgono i due amanti e delle sensazioni che nascono e che vengono da essi lette e interpretate alla luce di una sofferenza pregressa.

Il messaggio che emerge dal romanzo non è infatti soltanto quello positivo dell’esperienza amorosa, che strappa alla ruotine della vita quotidiana uomini e donne di qualsiasi età e condizione, ma anche quello realistico di un rapporto che si costruisce superando momenti di tensione, accettando e oltrepassando punti di estrema sofferenza, accogliendo i rischi, facilmente prevedibili nel momento in cui ci si lascia andare e ci si abbandona all’altro. Cosa certa per l’autore del testo è il desiderio di ribadire con convinzione le enormi potenzialità dell’amore, che è in grado di migliorare le persone, anche quelle che hanno già vissuto esperienze negative. Enzo infatti si attiva per tentare di realizzare (con scarso successo in realtà, ma non è quello che conta) un suo sogno nascosto, che senza l’intervento di Sissy sarebbe rimasto nella parte più recondita del suo cuore.

Lo stile del romanzo, se da un lato si caratterizza quindi in maniera originale, d’altro canto però rischia di trasmetterci una narrazione in parte appesantita dalla ripetizione di alcuni particolari, la cui omissione in alcuni casi avrebbe al contrario ottenuto l’effetto di una più attenta curiosità da parte del lettore per le varie fasi della vicenda. La mole dei dettagli rischia infatti di distrarre da quella che è l’aspetto più interessante, cioè l’evoluzione psicologica e umana dei personaggi coinvolti nella storia, storia che comunque rimane degna di nota per la sua spontaneità e per la genuinità che si intravedere tra un episodio e l’altro.



Vincenzo Manigrasso

Questo è un articolo pubblicato il 13-01-2011 alle 22:17 sul giornale del 14 gennaio 2011 - 10643 letture