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Twitter censura se stesso

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Twitter si piega alla censura di stato, ma la comunità non lo accetta e si mobilita contro la decisione del social network di bloccare la pubblicazione di alcuni messaggi se la legislazione di certi Paesi lo richiede. Sul web si è scatenato un movimento popolare che ha portato gli utenti a optare per un blackout di un giorno.

Twitter infatti che adotterà una nuova politica in base alla quale dovrà bloccare la pubblicazione dei messaggi in singoli paesi, qualora gli venisse richiesto dalle autorità per motivi legali.

Alexander Macgillivray, padre putativo di questa policy, dichiara solennemente che tale decisione non ha nulla a che fare con i desideri di chi investe nell'uccellino blu e che Twitter non ritorna sui propri passi, la filosofia di fondo resterà sempre la stessa.

La preoccupazione principale sembra essere il mercato cinese, dove già altre aziende come Google, Yahoo e Microsoft hanno dovuto cedere alle pressioni di Pechino; la Cina è infatti uno dei Paesi dove Twitter non è attualmente accessibile, una situazione definita "spiacevole e deludente" dal presidente e co-fondatore del sito Jack Dorsey.



Questo è un articolo pubblicato il 29-01-2012 alle 23:16 sul giornale del 30 gennaio 2012 - 1735 letture