Umbria: nasce nel carcere di Spoleto l'iniziativa popolare per abolire l'ergastolo

Carcere 2' di lettura 30/08/2012 - Mai più “uomini ombra”, mai più “pena senza fine”. In altre parole, mai più ergastolo. E’ questa la proposta lanciata dallo scrittore Carmelo Musumeci, che dal penitenziario umbro di Spoleto, dove sta scontando la pena dell’ergastolo, ha lanciato un’iniziativa popolare per proporre l’abolizione del carcere a vita la quale ha già raccolto molte adesioni, anche “illustri”.

Da Margherita Hack a Umberto Veronesi, da don Luigi Ciotti al noto fumettista satirico Vauro, fino al poeta Erri De Luca, l’attrice e senatrice Franca Rame e l’attore Ascanio Celestini: tutti hanno abbracciato la proposta di Musumeci, concordi nel ritenere che l’ergastolo ostativo sia da abolire perché ritenuto disumano e incostituzionale.

La riforma dell’ordinamento penitenziario del 1975, infatti, ha sì introdotto una serie di benefici premiali per favorire la riabilitazione e il reinserimento dei detenuti nella società, prevedendo però delle eccezioni che “ostano” all’accesso a tali benefici. Da qui la definizione di “ergastolo ostativo”, ovvero il carcere a vita che non prevede alcuna possibilità di ridurre la pena escludendo, così, il reinserimento nella società dopo un dato periodo di tempo. Una misura per molti “disumana” perché genera “uomini ombra” privati di qualsiasi forma di futuro.

In Umbria, dove è nata la proposta, si registrano le prime adesioni anche a livello istituzionale. Come quella dell’assessore regionale Stefano Vinti, che in una nota ufficiale ricorda come “la nostra Costituzione stabilisce all’articolo 27 che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato, una norma che si scontra con l’istituzione dell’ergastolo. L’ergastolo, ed in particolare l’ergastolo ostativo che esclude l’accesso alle misure alternative al carcere - aggiunge Vinti -, rendendo questa pena un effettivo ‘fine pena mai’, può essere peggiore della pena di morte, in quanto togliere la libertà ad un uomo per sempre significa condannarlo ad una pena molto più lunga e disumana. Una pena che non finisce mai – sottolinea Vinti - non rieduca nessuno e toglie qualsiasi speranza di riabilitazione. La civiltà di una nazione - sottolinea l’assessore - si misura anche sulla possibilità che viene offerta a chi sbaglia di espiare la pena per il reato commesso e nello stesso tempo di rimediare a quanto compiuto. Per questo – conclude Vinti - invito tutte e tutti a firmare la proposta di legge per cancellare dal nostro ordinamento una pratica contraria ad ogni senso di umanità e ad ai principi fondanti del nostro ordinamento”.






Questo è un articolo pubblicato il 30-08-2012 alle 12:25 sul giornale del 01 ottobre 2012 - 2673 letture

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