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Ansia da ascensore, una ricerca spiega il perché

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L'ascensore è uno dei mezzi di trasporto più utilizzati, milioni di persone scendono e salgono contemporaneamente ogni minuto con uno di questi meccanismi e lo fanno molte volte al giorno. Ma c'è una reazione comune in molti, quella che appena saliti non si vede l'ora di scendere.

A raccontarlo è Lee Gray della University of North Carolina che ha portato a termine uno studio proprio su comportamenti più diffusi che si attivano in quello che lui definisce: "un luogo interessante dal punto di vista sociologico, ma anche fonte di gravi disagi psicologici".

Così spiega: "L'ascensore diventa un interessante spazio sociale in cui ci comportiamo stranamente, ma spesso è un luogo difficile“.

Quando entriamo in un ascensore ci disponiamo con lo sguardo verso la porta e ci disponiamo istintivamente al suo interno come i puntini della faccia di un dado. Quando arriva un nuovo passeggero potremmo essere costretti a spostarci: e qui si osserva una specie di danza a quadrato, Il tutto per mantenere una distanza massima con gli altri al fine di evitare contatti indesiderati.

Poi c'è il "viaggio", mentre si scende o si sale le persone non si guardano mai negli occhi. Leggeranno il giornale o i messaggi sul cellulare, o si fingeranno incuriositi dall'etichetta che riporta i dati tecnici dell'ascensore.


Sebbene siano gli antichi Romani a poter rivendicare l'invenzione dell'ascensore (primo secolo dopo Cristo, con un sistema di pesi tirati da animali), come trasporto di massa si è sviluppato solo a fine '800, dapprima in alberghi e grandi magazzini, poi anche nelle abitazioni. Senza l'ascensore le città non si sarebbero sviluppate in verticale: non avremmo avuto il grattacielo e neppure il condominio.



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Questo è un articolo pubblicato il 15-10-2012 alle 00:31 sul giornale del 15 ottobre 2012 - 4066 letture