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Ibernazione umana: dalla fantascienza alla realtà

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E' possibile ibernare un uomo e farlo poi ritornare in vita senza che questi subisca danni irreparabili a cuore e cervello?

Sì, secondo lo studio pubblicato in questi giorni sul prestigioso “Journal of Neuroscience” da un team di ricercatori dell'Università Alma Mater di Bologna, guidati da Matteo Cerri, Roberto Amici e Giovanni Zamboni. I fisiologi dell'ateneo bolognese sono riusciti a indurre uno stato di animazione sospesa, abbassandone la temperatura corporea di 10 e 20 gradi, in un ratto, un mammifero che come l'uomo non è capace di ibernare spontaneamente. Capacità posseduta invece da orsi, marmotte e alcuni tipi di pipistrelli.

I ricercatori sono riusciti a riprodurre artificialmente tale processo fisiologico attraverso la manipolazione di una particolare regione del cervello delle cavie. Iniettando in quell'area determinate sostanze chimiche sono arrivati a bloccare l'attività nervosa delle cellule deputate a mantenere elevata l'attività metabolica. In questo modo sono riusciti ad abbassare artificiosamente la temperatura corporea degli animali, senza che le funzioni vitali venissero compromesse. Attraverso il procedimento inverso i ratti sono stati risvegliati, e stavano benissimo.

La scoperta potrebbe rivelarsi di fondamentale importanza per il futuro della medicina, in particolare potrebbe venir utilizzata come forma di anestesia in delicati interventi cardio o neuro chirurgici.Il gruppo di ricerca sta ora cercando nuovi fondi per proseguire l’esperimento e tentare l’ibernazione sul maiale.



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Questo è un articolo pubblicato il 20-02-2013 alle 19:15 sul giornale del 21 febbraio 2013 - 2880 letture