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Rogo Thyssen: non fu omicidio volontario, pene ridotte per gli imputati

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Thyssenkrupp

Il rogo all'acciaieria ThyssenKrupp di Torino in cui morirono sette operai non fu un omicidio volontario con dolo eventuale, ma omicidio colposo con colpa cosciente.

La corte d’Assise d’appello di Torino presieduta da Giangiacomo Sandrelli ha così modificato la storica condanna emessa nel giudizio di primo grado nei confronti dei dirigenti dell'azienda. Il principale imputato, l'amministratore delegato Harald Espenhahn, ha quindi visto ridursi la sua pena da 16 anni e mezzo di carcere a 10 anni.

Pene ridotte anche per gli altri imputati: 7 anni ai membri del consiglio d’amministrazione Gerald Priegnitz e Marco Pucci, 8 anni per il direttore dello stabilimento Raffaele Salerno e per il responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri. Per Daniele Moroni la pena era già stata più bassa in primo grado (10 anni e 10 mesi): ridotta a 9 anni.

"Speravamo nel dolo, ma è comunque la pena più alta", è il commento del procuratore Raffaele Guariniello, che aggiunge: "Resta una sentenza storica: quello che conta è che mai in Italia o nel mondo sono state date pene così alte per degli infortuni sul lavoro". La sentenza ha scatenato la protesta dei parenti delle vittime, che hanno occupato per protesta l'aula del tribunale.

Sette operai - Antonio Schiavone, Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Bruno Santino e Roberto Scola - persero la vita a causa dell'incendio divampato nell'acciaieria di Torino nella notte del 6 dicembre 2007.



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Questo è un articolo pubblicato il 28-02-2013 alle 18:21 sul giornale del 01 marzo 2013 - 2754 letture