Consulta: 'Legge elettorale e unioni gay, il Parlamento non ascolta i nostri inviti'

corte costituzionale 2' di lettura 12/04/2013 - Da parte della Corte Costituzionale sono arrivati numerosi inviti a legiferare ma "è accaduto spesso che il Parlamento non abbia dato seguito a questi inviti".

A lanciare l'accusa è il presidente della Consulta, Franco Gallo, nella sua relazione sull'attività del 2012 della Corte, letta alla presenza delle più alte cariche dello Stato. Le bacchettate di Gallo al mondo politico riguardano sopratutto la necessità di cambiare il 'Porcellum' e i diritti delle coppie gay. La Consulta ha più volte sollecitato la modifica della legge elettorale, in diverse sentenze emesse a partire dal 2008. "Il Porcellum è un sistema che per alcuni aspetti, come il premio di maggioranza, è sospettato di incostituzionalità", ha sottolineato Gallo.

Altro invito finora rimasto inascoltato è quello relativo al riconoscimento dei diritti delle coppie gay. "La Corte - ha detto Gallo - ha escluso l'illegittimità costituzionale delle norme che limitano l'applicazione dell'istituto matrimoniale alle unioni tra uomo e donna, ma nel contempo ha affermato che due persone dello stesso sesso hanno comunque il diritto fondamentale di ottenere riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri, della loro stabile unione".

Tra le sollecitazioni rimaste inascoltate figura anche quella a rivedere l'attuale disciplina che prevede l'attribuzione al figlio del solo cognome paterno che "costituisce il retaggio di una concezione patriarcale della famiglia". Il presidente della Corte Costituzionale ha infine respinto con fermezza le accuse di politicizzazione che periodicamente vengono rivolte ai giudici della Consulta. Alle accuse di politicizzazione, ha affermato Gallo, "la Corte guarda con sereno distacco".

Il presidente della Consulta ha spiegato che "quando si decide avendo come esclusivo riferimento i diritti e i principi della Costituzione, si seguono evidentemente logiche diverse da quelle proprie della decisione politica e si prescinde dai motivi di opportunità che sono alla base dell'agire politico. È, quindi fisiologico, che i giudici costituzionali possano talora assumere decisioni politicamente 'inattuali' o impopolari".






Questo è un articolo pubblicato il 12-04-2013 alle 15:38 sul giornale del 13 aprile 2013 - 2813 letture

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