Caso Shalabayeva: si dimette il capo gabinetto del Viminale. Alfano: 'Io non informato'

Angelino Alfano 2' di lettura 16/07/2013 - Iniziano a cadere le prime teste per il pasticcio dell’espulsione della moglie e della figlia minorenne del dissidente kazako Ablyazov.

Si è infatti dimesso il capo gabinetto del ministro dell’Interno Angelino Alfano, Giuseppe Procaccini. Ministro che, intervenendo al Senato per riferire sul caso, ha affermato di non essere stato informato della vicenda. "Oggi mi è stata consegnata la relazione del prefetto Pansa sul caso Shalabayeva. Sono qui per riferire di una vicenda della quale non ero stato informato, della quale non era stato informato nessun altro collega del governo, della quale non era stato informato il presidente del Consiglio", ha esordito Alfano.

Secondo la ricostruzione firmata dal capo della polizia Alessandro Pansa, il ministro dell'Interno spiega che "in nessusa fase della vicenda i funzionari italiani hanno avuto informazione alcuna che Ablyazov fosse un rifugiato politico e non un pericoloso latitante". Se da un lato le normali espulsioni non vengono segnalate al ministro, spiega il vice-premier, dall'altro l’insistenza con la quale i diplomatici del Kazakistan si sono mossi per il rimpatrio di Alma Shalabayeva e della figlia imponeva che il ministro fosse informato.

Le responsabilità graverebbero dunque sulla catena di comando del Viminale. A iniziara da Procaccini. Ma non solo: "Ho chiesto al capo della polizia una riorganizzazione complessiva del dipartimento della Ps, a cominciare dalla direzione centrale dell’immigrazione” ha spiegato il ministro degli Interni". Secondo quanto emerso finora, il prefetto Procaccini, su indicazione di Alfano, incontrò il 28 maggio scorso al Viminale l'ambasciatore kazako Andrian Yelemessov e il suo primo consigliere, per discutere del dissidente Muktar Ablyazov, oppositore del regime kazako, accusato di truffa e ricercato da Kazakistan e Russia.

Secondo le loro informazioni Ablyazov si trovava in una villa a Casal Palocco, a Roma. Procaccini indirizzò i diplomatici al Dipartimento della pubblica sicurezza, da dove la segnalazione venne girata alla Questura di Roma. Da lì il massiccio blitz nella villa e la successiva espulsione della Shalabayeva e della figlia. Sulla vicenda ha chiesto informazioni alle autorità italiane anche l'unione Europea. Lo riferiscono fonti europee precisando come le informazioni chieste da Bruxelles servano a "verificare che siano state seguite le norme europee" in materia di asilo.






Questo è un articolo pubblicato il 16-07-2013 alle 21:08 sul giornale del 17 luglio 2013 - 2341 letture

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