Raccolta degli abiti usati, la Camorra li rivendeva in Africa

cassonetti gialli 1' di lettura 15/01/2015 - La mano della Camorra nel business dei cassonetti gialli: tonnellate di abiti usati, lasciati in beneficenza dai cittadini e destinati ai poveri, venivano venduti in Africa e nei Paesi dell'Est Europa.

A scoprire l'ennesimo giro di affari dei clan campani è stata la Squadra Mobile di Roma, che ha smantellato un'organizzazione criminale dedita al traffico di "rifiuti speciali illeciti". Quattordici persone arrestate tra Roma, Napoli e Salerno. A capo dell'organizzazione, secondo gli inquirenti, il boss Pietro Cozzolino, elemento di vertice dell'omonimo clan di Portici-Ercolano, assieme al fratello Aniello. Dalle indagini, iniziate due anni fa e coordinate dalla direzione distrettuale Antimafia di Roma, è ermerso che i camorristi rivendevano nei paesi africani e dell'Est Europa i vestiti lasciati dai cittadini nel bidoni gialli per la raccolta degli abiti usati, con false bolle di accompagnamento e privi del certificato di igienizzazione.

Grazie ad una rete di complicità negli amministratori locali e nelle cooperative che si occupavano della raccolta e gestione degli abiti usati. Sequestrate alcune delle coop coinvonte, la "New Horizons Onlus" e "Lapemaia Onlus", che gestivano il servizio per conto dell'Ama, l'azienda romana della raccolta della spazzatura, già coinvolta nell'inchiesta di Mafia capitale. Per questo gli investigatori ipotizzano anche un collegamento con il sistema corruttivo di Carminati e Buzzi, in una logica di spartizione degli affari.






Questo è un articolo pubblicato il 15-01-2015 alle 20:17 sul giornale del 16 gennaio 2015 - 3653 letture

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