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I redditi delle famiglie al Sud sono crollati del 24,8% rispetto al 2007

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Negli anni di crisi tra il 2007 e il 2012 i redditi delle famiglie con un capofamiglia sotto i 35 anni in cui lavora meno di una persona su due sono scesi al Sud del 24,8%, mentre al Nord sono cresciuti dell’1,7%.

A certificare la grandezza del baratro è ancora una volta la Svimez, Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno presieduta da Adriano Giannola e diretta da Riccardo Padovani, con lo studio “Crisi, lavoro, redditi: quali politiche per le famiglie” a cura di Elena Cappellini e Letizia Ravagli.

Nelle famiglie con capofamiglia di età maggiore ai 35 anni le cose vanno un po’ diversamente. Le differenze restano ma non sono così marcate poiché crescono entrambi i redditi: del 4,6% a Sud e del 10,5% al Nord dimostrando ancora una volta che il vero intoppo della crescita nel Paese sta nella condizione dei giovani lavoratori.

In tutti i casi ad attutire il colpo ci hanno pensato gli strumenti del welfare che il governo ha potuto mettere in campo e che hanno consentito alle famiglie italiane di recuperare il 15,6% del reddito andato perso: con un maggiore beneficio al Nord (16,7%) che al Sud (13,2%).

Attraverso delgi studi della Svimez si è potuto constatare che se le misure d’intervento previste dalla riforma Fornero fossero state applicate a pieno si sarebbe recuperata una quota di reddito assai superiore che nel Mezzogiorno avrebbe raggiunto il 19,2 per cento.

Anche il sistema degli ammortizzatori, è conformato a un’impalcatura classica del mercato del lavoro fatta in larga parte d’impieghi a tempo indeterminato. Esattamente quello che i giovani, e in particolare quelli del Sud, rischiano di non incontrare mai.

Un rimedio che comincia a farsi strada è il sussidio di disoccupazione universale «per tutti coloro che perdono il posto di lavoro». La copertura potrebbe essere garantita dai fondi per la cassa integrazione in deroga e comunque si potrà ben pescare nel vasto mondo dei finanziamenti, in gran parte sprecati, per le cosiddette politiche attive mirate con poco successo al reinserimento.

Un compito arduo e delicato per il Jobs Act prossimo venturo.



Questo è un articolo pubblicato il 10-02-2015 alle 09:59 sul giornale del 11 febbraio 2015 - 1449 letture