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L’Argentina di Macri, tra strappi istituzionali e shock economy

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In poco più di un mese e nonostante il margine estremamente esiguo con cui si era imposto al ballottaggio dello scorso 22 novembre, il nuovo governo di destra di Mauricio Macri ha generato una situazione al limite del caos economico ed istituzionale in Argentina.

Già nei primissimi giorni di governo, Macri ha deciso misure che hanno segnato una rottura totale con le politiche economiche degli ultimi 12 anni: azzeramento totale delle tasse per i grandi latifondi agricoli, (ad eccezione della soia), forti deregolamentazioni finanziarie e bancarie, completa liberalizzazione del mercato di compra-vendita del dollaro e una forte svalutazione del peso (vicina al 30%) con annesse le consuete ricadute negative sul salario reale.

Si è trattato del più grande trasferimento di ricchezza dai ceti medio-bassi a quelli più benestanti che si ricordi nel paese, almeno se si considerano i governi democraticamente eletti.

Per “finanziare” gli enormi tagli fiscali ai settori più ricchi, il governo ha poi intrapreso un massiccio piano di licenziamenti (sommari) nella pubblica amministrazione (attualmente ammontano a oltre 22 mila le persone che hanno perso il posto di lavoro ma si tratta di un processo appena iniziato), lo stop completo ai cantieri di molte opere pubbliche (in questo caso si stima che la perdita di posti di lavoro privati possa arrivare alle 150mila unità), l’eliminazione pressoché totale dei sussidi alle bollette domestiche e perfino la chiusura di un canale radio statale ed uno televisivo, riportando alla mente quanto accaduto in Grecia pochi anni or sono.

Alla brusca impennata dei prezzi determinata dalla svalutazione del peso ed alla forte perdita di posti di lavoro si è poi sommata una vera e propria paralisi istituzionale. Contravvenendo in maniera palese al dettato costituzionale (che impone una maggioranza qualificata dei 2/3 del Senato) ed approfittando della chiusura estiva delle Camere, Macri ha nominato per decreto due giudici della Corte Suprema, uno dei quali è stato suo legale fino a pochi mesi fa. Questa decisione è stata poi sospesa da un’ordinanza urgente di un giudice federale, ma attualmente non è chiaro che cosa accadrà.

Violando la “ley de medios” (legge che regolamenta il settore radio televisivo argentino) Macri ha poi decretato la cacciata del presidente dell’authority per le comunicazioni Martin Sabbatella ed ottenuto dalla radio privata Continental (sotto minaccia di ritirare il finanziamento pubblico) il licenziamento dello storico giornalista Victor Hugo Morales, una specie di Enzo Biagi argentino che non aveva mai fatto mistero della sua antipatia per Macri. Anche in questo caso, una serie di sospensive del potere giudiziario a tutela di Sabbatella hanno determinato una situazione di caos.

In altre parole, l’amministrazione di Macri ha scelto la strada dello scontro frontale e della terapia shock per le istituzioni e l’economia argentina. I prossimi mesi ci diranno se questa strategia produrrà i frutti sperati o piuttosto se la storica resilienza del movimento sindacale, da un lato, e di quello peronista, dall’altro, di fronte a simili disegni politico-economici farà sprofondare il paese del tango in una situazione di conflittualità sociale e caos economico.

Roberto Lampa
Ricercatore CONICET (Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas) e docente Universidad Nacional de San Martin, Buenos Aires, Argentina



Questo è un articolo pubblicato il 20-01-2016 alle 19:36 sul giornale del 22 gennaio 2016 - 2234 letture