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Egitto, omicidio Regeni: trovati i documenti. Il governo dice di aver ucciso i presunti killer

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Giulio regeni
Giulio Regeni, il dottorando friulano ritrovato morto lo scorso 3 febbraio al Cairo, sarebbe stato assassinato da una banda di cinque rapinatori, tutti uccisi giovedì dalla polizia egiziana durante una sparatoria.

E' quanto sostengono le autorità egiziane. Gli inquirenti hanno anche fornito le prove, i documenti di Regeni, ritrovati nell'abitazione della sorella di uno dei malviventi uccisi.

Secondo un comunicato diffuso dal ministero dell’Informazione egiziano, dopo la sparatoria la polizia ha fatto irruzione nell'appartamento di una sorella di uno dei rapinatori uccisi a New Cairo, a nord della capitale egiziana, trovando una borsa "di colore rosso con un tricolore stampato sopra” appartenente allo studente italiano.

All'interno sono stati trovati il passaporto di Regeni, i badge dell'Università Americana del Cairo e di Cambridge, una carta di credito, due telefonini, 5mila sterline egiziane (circa 500 euro), un borsello marrone con la scritta "Love", 15 grammi di hashish, un orologio da polso e tre paia di occhiali da sole. Il ministero degli Interni egiziano ha postato su Facebook alcune foto delle cose di Regeni ritrovate.

Secondo la polizia egiziana i responsabili della morte di Regeni sarebbe una banda composta da cinque uomini di età tra i 26 e i 60 anni, specializzata in sequestri e rapine ai danni di cittadini stranieri. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la banda sarebbe stata individuata all'alba di giovedì a bordo di un minivan. All'alt della polizia, i cinque avrebbero aperto il fuoco. Gli agenti avrebbero risposto al fuoco, uccidendo tutti i banditi. Nella sparatoria non è rimasto ucciso nessun poliziotto, solo alcuni feriti.

La versione ufficiale egiziana appare però una verità di comodo piena di incogruenze, fornita per chiudere il caso e togliere dagli impicci il regime di al Sisi. Le prove fornite lasciano più interrogativi di quelli che chiariscono. La sparatoria avviene all'alba, e solo in tarda serata arriva il comunicato che annuncia il ritrovamento dei documenti di Regeni. In precedenza la procura del Cairo aveva smentito il legame tra la sparatoria e il caso Regeni.

La banda viene definita come specializzata nel colpire gli stranieri. Nel comunicato del ministero si dice che i banditi sarebbero responsabili di nove episodi, ma solo tre di essi riguardano stranieri: un altro italiano, un portoghese e un nigeriano. Il fatto poi che tutti gli uomini che si presume siano coinvolti nell'omicidio di Regeni e che avrebbero potuto confessare o fornire informazioni siano stati uccisi, di certo non aiuta. C'è poi un particolare forse insignificante: in una delle foto pubblicate su Facebook che mostra una delle tessere di Regeni, si vedono le mani di un bambino reggere un telefonino. Sentito dal Guardian, un portavoce della polizia egiziana ha detto che nessun minore è coinvolto o era presente sul posto.

I dubbi maggiori però sono due e riguardano i documenti ritrovati e i segni di tortura evidenziati dall'autopsia. Perchè una banda di rapinatori dovrebbe sequestrare uno studente, tenerlo prigioniero e torturarlo per giorni per poi ucciderlo? Nei nove casi di cui sono accusati i banditi l'unico omicidio è quello di Giulio Regeni. Ma sopratutto, perchè dovrebbero conservare per due mesi i documenti, prove schiaccianti del crimine? La logica impone di disfarsene subito. Specie se i presunti killer non sono criminali improvvisati e alle prime armi. Infine poi, perchè lasciare i contanti e l'hashish?



Giulio regeni

Questo è un articolo pubblicato il 25-03-2016 alle 15:07 sul giornale del 26 marzo 2016 - 8251 letture