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Turchia: continuano le epurazioni dopo il fallito colpo di stato

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Continua in Turchia, dopo il golpe fallito del 15 luglio, l'operazione di epurazione delle istituzioni da parte del governo: nella giornata di martedì sono stati sospesi circa 15mila dipendenti pubblici del settore dell'istruzione e sono stati licenziati oltre 1.500 presidi di facoltà delle università turche.

A questi si aggiungono i quasi 9mila funzionari pubblici, in gran parte agenti delle forze dell'ordine e dell'intelligence, ma anche 30 governatori provinciali, rimossi dall'incarico lunedì dal ministero dell'Interno. Tra le persone costrette a lasciare l'incarico ci sono anche 250 dipendenti dall'ufficio del primo ministro Binali Yildirim. I licenziati sono tutti accusati di essere legati alla presunta organizzazione terroristica di Fethullah Gulen, il religioso oppositore del presidente Erdogan che vive da anni negli Stati Uniti. Gulen è accusato da Erdogan di aver ideato il colpo di stato di venerdì scorso.

L'epurazione del governo ha colpito anche i media: martedì sono state revocate le licenze a 24 radio e tv ritenute vicine a Gulen. Il governo ha finora arrestato quasi 9mila persone tra militari, agenti delle forze dell'ordine, magistrati e religiosi.

Intanto è emerso che l'esercito aveva ricevuto notizia dell'imminente colpo di stato alle 16 (ora locale) di venerdì, diverse ore prima dell'inizio delle operazioni golpiste, e che aveva provveduto ad informarne tutte le autorità competenti.



Questo è un articolo pubblicato il 19-07-2016 alle 20:44 sul giornale del 20 luglio 2016 - 1437 letture