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Il Sudafrica vuole lasciare la Corte penale internazionale

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Il Sudafrica ha presentato alle Nazioni Unite la domanda per uscire dalla giurisdizione della Corte penale internazionale (CPI).

La decisione, formalizzata dal ministro degli Esteri sudafricano Michael Masutha con una lettera all'Onu, era stata annunciata un anno fa, dopo che il paese si era rifiutato di arrestare il presidente del Sudan Omar al Bashir, su cui pendono due mandati di cattura della CPI per genocidio e crimini di guerra.

Bashir, ricercato dal 2009 per il suo ruolo nel conflitto nel Darfur, che provocò la morte di circa 300mila persone, si era recato a Johannesburg per partecipare a un incontro dei leader dei paesi dell'Unione Africana. La Corte penale internazionale aveva duramente criticato le autorità sudafricane per il mancato arresto di Bashir.

La Corte è stata più volte accusata in passato di discriminazione nei confronti dei paesi africani. La decisione del Sudafrica segue di pochi giorni quella assunta dal Burundi, il cui parlamento ha votato lo scorso 12 ottobre per lasciare la CPI.

La Corte penale internazionale, fondata nel 2002, è il primo tribunale internazionale permanente con giurisdizione sui crimini di guerra e contro l’umanità. E' composta da 124 paesi membri, 34 dei quali sono africani. Diversi importanti paesi non ne fanno parte: Cina, India, Russia e Stati Uniti; questi ultimi hanno firmato lo statuto di Roma che ha costituito la Corte ma non lo hanno mai ratificato.



Questo è un articolo pubblicato il 21-10-2016 alle 17:29 sul giornale del 22 ottobre 2016 - 22921 letture