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La Grecia nega l'estradizione a otto soldati turchi fuggiti dopo il golpe

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La Corte suprema greca ha negato l'estradizione per otto militari turchi accusati dal governo di Ankara di aver preso parte al fallito colpo di stato del 15 luglio 2016.

Gli otto soldati erano atterrati in Grecia a bordo di un elicottero militare il 16 luglio, dopo il fallimento del golpe, ed avevano chiesto asilo politico. Il governo turco ne aveva chiesto l'estradizione per poterli processare per il loro presunto coinvolgimento nel golpe. I militari - tre maggiori, tre capitani e due sergenti maggiori - negano di aver partecipato al tentativo di rimuovere il presidente Erdogan ed hanno sostenuto che la loro vita sarebbe in pericolo se dovessero essere consegnati alla Turchia.

La Corte suprema greca ha negato l'estradizione sostenendo che gli otto uomini se rimpatriati non subirebbero un processo equo. Il governo turco ha criticato la decisione della Grecia, sostenendo che è stata presa su base politiche.

In seguito al fallito colpo di stato, il governo turco ha dichiarato e prorogato più volte lo stato di emergenza ed ha avviato un vasto giro di vite contro gli oppositori del governo, accusati di far parte del movimento gulenista, ritenuto il responsabile del golpe. Le epurazioni hanno interessato decine di migliaia di funzionari pubblici, membri delle forze armate e della polizia, giudici, insegnanti e professori universitari, arrestati, sospesi o rimossi dall'incarico. La stretta repressiva ha colpito anche numerosi giornalisti e organizzazioni dei media, oltre un centinaio quelle costrette a chiudere.



Questo è un articolo pubblicato il 26-01-2017 alle 20:12 sul giornale del 27 gennaio 2017 - 32308 letture