''Gli studenti non conoscono l'italiano'', l'appello al governo di 600 docenti universitari

3' di lettura 05/02/2017 - "Troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente".

E' quanto denunciano seicento accademici italiani in una lettera inviata a governo e parlamento per chiedere "interventi urgenti" per rimediare alle carenze degli studenti italiani.

Il documento, frutto dell'iniziativa del gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità, è stato firmato da docenti e rettori universitari, accademici della Crusca, linguisti, storici e filosofi tra cui Massimo Cacciari, Ernesto Galli Della Loggia, Luciano Canfora, Marcello Messori, Carlo Fusaro, Ilvo Diamanti e Paola Mastrocola.

A causa delle carenze degli studenti, "alcune facoltà hanno persino attivato corsi di recupero di italiano", scrivono i firmatari della lettera, che contiene anche alcuni suggerimenti per affrontare il problema.

Il testo della lettera:

È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente. Da tempo i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare. Nel tentativo di porvi rimedio, alcuni atenei hanno persino attivato corsi di recupero di lingua italiana. A fronte di una situazione così preoccupante il governo del sistema scolastico non reagisce in modo appropriato, anche perché il tema della correttezza ortografica e grammaticale è stato a lungo svalutato sul piano didattico più o meno da tutti i governi.

Ci sono alcune importanti iniziative rivolte all’aggiornamento degli insegnanti, ma non si vede una volontà politica adeguata alla gravità del problema. Abbiamo invece bisogno di una scuola davvero esigente nel controllo degli apprendimenti oltre che più efficace nella didattica, altrimenti né il generoso impegno di tanti validissimi insegnanti né l’acquisizione di nuove metodologie saranno sufficienti. Dobbiamo dunque porci come obiettivo urgente il raggiungimento, al termine del primo ciclo, di un sufficiente possesso degli strumenti linguistici di base da parte della grande maggioranza degli studenti.

A questo scopo, noi sottoscritti docenti universitari ci permettiamo di proporre le seguenti linee di intervento:

- una revisione delle indicazioni nazionali che dia grande rilievo all’acquisizione delle competenze di base, fondamentali per tutti gli ambiti disciplinari. Tali indicazioni dovrebbero contenere i traguardi intermedi imprescindibili da raggiungere e le più importanti tipologie di esercitazioni;

- l’introduzione di verifiche nazionali periodiche durante gli otto anni del primo ciclo: dettato ortografico, riassunto, comprensione del testo, conoscenza del lessico, analisi grammaticale e scrittura corsiva a mano.

- Sarebbe utile la partecipazione di docenti delle medie e delle superiori rispettivamente alla verifica in uscita dalla primaria e all’esame di terza media, anche per stimolare su questi temi il confronto professionale tra insegnanti dei vari ordini di scuola.

Siamo convinti che l’introduzione di momenti di seria verifica durante l’iter scolastico sia una condizione indispensabile per l’acquisizione e il consolidamento delle competenze di base. Questi momenti costituirebbero per gli allievi un incentivo a fare del proprio meglio e un’occasione per abituarsi ad affrontare delle prove, pur senza drammatizzarle, mentre gli insegnanti avrebbero finalmente dei chiari obiettivi comuni a tutte le scuole a cui finalizzare una parte significativa del loro lavoro.






Questo è un articolo pubblicato il 05-02-2017 alle 17:17 sul giornale del 06 febbraio 2017 - 13185 letture

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