Bimba Rom ferita da un colpo di pistola: trovato l’uomo che ha sparato

2' di lettura 25/07/2018 - Cirasela, bimba romena di 13 mesi è stata ferita da un piombino mentre si trovava in braccio alla sua mamma. L’uomo che ha sparato il colpo è Marco Arezio, 59enne ed ex dipendente amministrativo del Senato, in pensione.

L’episodio è avvenuto il 18 luglio, intorno alle ore 14.00 a Roma: la piccola Cirasela era in braccio alla sua mamma, lungo via Palmiro Togliatti. D’improvviso ha iniziato a piangere e la donna si è accorta del sangue che fuoriusciva dalla schiena di sua figlia. Immediatamente la bimba è stata portata presso l’ospedale Pertini, ma i medici hanno subito constatato le condizioni critiche in cui versava. La bimba, quindi, è stata trasferita presso il Bambin Gesù, dove è stata sottoposta ad un intervento chirurgico, durante il quale le hanno estratto il piombino. Il corpo metallico le ha attraversato il torace, danneggiato i polmoni e lesionato la colonna vertebrale, fermandosi vicino al cuore. Ora Cirasela è fuori pericolo di vita.

All’inizio sembrava che il colpo fosse partito da un'auto, la donna però non aveva visto l’autore. In seguito poi alle indagini concentrate nei negozi di armi e passando al setaccio i nomi degli acquirenti, i carabinieri sono riusciti a risalire alla persona che aveva sparato. Si tratta di Marco Arezio, italiano di 59 anni ex dipendente amministrativo di Palazzo Madama.

Dopo una prima perquisizione presso la sua abitazione, gli inquirenti hanno trovato una pistola e una carabina ad aria compressa. Arezio, indagato per lesioni gravissime, si è difeso dicendo che non si era reso conto dell’accaduto.

Assistito dal difensore Mauro Gioventù, l’ex impiegato sostiene che quel giorno si trovava in balcone per controllare l’arma appena acquistata, ma che mentre la imbracciava, questa si è inceppata. Nel tentativo di sbloccarla, è partito il colpo. Sempre secondo la sua versione, Arezio non sarebbe sceso in strada per soccorrere la bimba perché non consapevole dell’accaduto, ma alla domanda degli inquirenti sul perché non si fosse costituito dopo aver appreso della vicenda tramite i giornali, l’indagato è rimasto in silenzio.

Ora si attendono approfondimenti balistici, per accertare la traiettoria del fucile. L’ipotesi che l’arma possa essere stata modificata per renderla più aggressiva si fa sempre più concreta.






Questo è un articolo pubblicato il 25-07-2018 alle 08:27 sul giornale del 26 luglio 2018 - 600 letture

In questo articolo si parla di cronaca, articolo, Maria Luigia Lapenna

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