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App Immuni non obbligatoria, ma ci saranno limitazioni a chi non la scarica

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Il Governo sarebbe intenzionato ad incentivare il download dell’applicazione Immuni limitando gli spostamenti dei cittadini che non la scaricano

Secondo quanto dichiarato dal commissario straordinario Domenico Arcuri l'installazione dell'app Immuni sarà solo volontaria, "anche se ovviamente noi ci aspettiamo che un numero molto alto di cittadini collabori: almeno il 60% della popolazione italiana dovrebbe installarla in modo da darle un significato importante”.

Quindi cosa succederà a chi non dovesse scaricare l’app di tracciamento Immuni?

Il condizionale è d’obbligo, ma dalle parole di Arcuri, è scaturito che l’obiettivo del Governo sarebbe quello di tracciare un congruo numero di persone affinché l’applicazione svolga il suo compito nella maniera corretta. L’ipotesi più accreditata è quella che prevede, durante la Fase 2, delle limitazioni agli spostamenti nei confronti di chi non abbia scaricato Immuni sul proprio smartphone.

La questione si fa più complicata dal punto di vista di tutela della privacy anche se, a tal proposito, il commissario straordinario ci ha tenuto a precisare che l’app funziona solo con tecnologia Bluetooth e non con geolocalizzazione GPS.

Nonostante ciò, il tema privacy desta preoccupazioni tra i cittadini ed è argomento di discussione tra i politici italiani, che hanno espresso non poche perplessità. La deputata dem Marianna Madia ha dichiarato: "La app di contact tracing è uno strumento utile se inserita in una strategia complessiva a cominciare da un forte coordinamento con il Sistema sanitario nazionale"; le fa eco Matteo Salvini: "Tecnologia utile, ma la libertà non è in vendita". Dello stesso avviso è Giorgia Meloni: “Benché l’installazione sia volontaria, quando si entra nella sfera del trattamento dati - soprattutto quelli sanitari - occorre andarci con i piedi di piombo perché il rischio è sempre molto alto. Per questo è assolutamente impensabile che basti una semplice ordinanza per diffondere il software. Tutti sanno che uno dei più grandi business del nostro tempo sono i dati personali, ed è bene che in un contesto come quello del Covid-19 i dati sensibili dei cittadini siano tutelati e non entrino in nessun modo nelle disponibilità di società private. Auspico che almeno su questa materia il Governo provveda subito ad avviare il confronto con il Parlamento”.



Questo è un articolo pubblicato il 20-04-2020 alle 20:11 sul giornale del 21 aprile 2020 - 574 letture