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2 Novembre, Giornata mondiale contro l’impunità per i crimini contro i giornalisti, i nomi di tanti caduti sulla facciata RAI di Viale Mazzini

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Lunedì, 2 novembre, ricorre la Giornata mondiale contro l’impunità per i crimini contro i giornalisti, indetta dall’Onu nel 2013.

Per questa ragione – informa la testata specialistica sui temi dell’informazione “Articolo 21” - il palazzo Rai di viale Mazzini resterà illuminato sino alla mattina del 3, e sulla sua facciata saran proiettati per 36 ore i nomi dei tanti giornalisti e altri operatori dell’informazione che sono morti facendo il proprio lavoro, e per i quali non è ancora arrivata una sentenza che assicuri verità e giustizia sulla loro fine.

L’elenco delle vittime italiane è denso di nomi che hanno segnato la storia recente del nostro Paese: a distanza di decenni, per la loro uccisione non ha pagato nessun responsabile. Un'altra sequenza di “misteri” italiani nella quale non pochi sono i nomi di chi lavorava nel servizio pubblico: come Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, dipendenti RAI; come Marco Luchetta, Dario D’Angelo e Alessandro Ota. Ma nella lista delle vittime italiane senza giustizia ci sono anche Italo Toni e Graziella De Palo(misteriosamente scomparsi, nella Beirut della guerra civile, a settembre 1980), Mino Pecorelli, ucciso a Roma a marzo 2019, Raffaele Ciriello, Mauro De Mauro (scomparso a Palermo nel 1970 e mai piu' ritrovato), Vittorio Arrigoni, reporter e pacifista (celebre, il suo "Restiamo umani!"), rapito e assassinato a Gaza, nel 2011, da un gruppo terrorista dichiaratosi afferente all'area jihadista salafita, Mauro Rostagno (assassinato dalla mafia a settembre1988), Giuseppe “Beppe” Alfano (altra vittima della mafia, nel 1993: processo penale ancora non concluso), Cosimo Cristina, Antonio Russo, reporter di "Radio radicale" dagli scomodi servizi sulla repressione russa inCecenia, eliminato in Georgia nel 2000, Andrea Rocchelli.

Sui vetri di viale Mazzini, però, scorreranno anche i nomi delle giornaliste e dei giornalisti uccisi in Europa. Ventisette solo negli ultimi 5 anni, 37 i casi dichiarati come impuniti: numeri incredibilmente alti, se pensiamo che si riferiscono a un’area geografica dove, in teoria, il diritto di cronaca si considera tutelato meglio che in altre parti del mondo. Alcuni di loro sono diventati clamorosi casi internazionali: come Daphne Caruana Galizia, fatta saltare in aria con un’autobomba a Malta a ottobre 2017; o Jamal Khashoggi, assassinato nel consolato dell’Arabia Saudita ad Istanbul nel 2018; o come Anna Politkovskaia, uccisa sotto casa sua a Mosca nell’ottobre del 2006. per le sue cronache del conflitto in Cecenia e le sue denunce contro la corruzione dell’era putiniana.

E nel resto del mondo, la situazione è ancora più grave. Un recente rapporto ONU dice che negli ultimi quattordici anni quasi 1.200 giornalisti sono stati uccisi per aver riferito le notizie e portato informazioni al pubblico. In nove casi su dieci gli assassini sono rimasti impuniti. L’illuminazione della facciata di viale Mazzini, decisa dalla Rai d’intesa con il sindacato dei giornalisti (Usigrai e Fnsi), vuole simbolicamente contribuire a richiamare l’attenzione delle istituzioni internazionali, sollecitate ad adottare strumenti più efficaci per proteggere la vita e il lavoro dei cronisti e delle croniste. Nella prossima Conferenza mondiale sulla libertà di stampa, convocata dall’UNESCO e dal Regno dei Paesi Bassi per il 9 e 10 dicembre, informa ancora "Articolo 21", saranno esaminate le linee-guida per i pubblici ministeri sulle indagini e il perseguimento di crimini e attacchi contro i giornalisti, sviluppate in collaborazione con l’Associazione internazionale dei procuratori.



Questo è un articolo pubblicato il 02-11-2020 alle 08:03 sul giornale del 03 novembre 2020 - 429 letture