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Il Viminale lancia l'allarme: rischio infiltrazione dei clan mafiosi sulla diffusione dei vaccini anti-covid19

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I clan mafiosi potrebbero sfruttare l'emergenza pandemica e in particolare mettere le mani sui vaccini. Le indagini hanno appurato infatti, che la mafia sta tentando di accedere alle misure di sostegno all'economia e di infiltrarsi nei servizi di sanificazione alle strutture pubbliche.

Questo, secondo il 4° report dell'Organismo di Monitoraggio istituito dal Capo della Polizia sul rischio di infiltrazione nell'economia da parte delle mafie. La diffusione dei vaccini, ad esempio, potrebbe interessare i gruppi criminali per "l'elevata domanda" e per "la fisiologica bassa offerta iniziale”. Le indagini hanno rivelato che si sta verificando anche un boom di attacchi informatici: quelli diretti alle infrastrutture di rilevanza nazionale, nei primi dieci mesi del 2020 sono aumentati del 353% (rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente), con un incremento del 104% delle persone denunciate. Secondo le documentazioni, sia gli attacchi diretti alle grandi Infrastrutture erogatrici di servizi essenziali, sia quelli rivolti a singoli enti, imprese o cittadini, sono: "ascrivibili all'operato di sodalizi ben strutturati, spesso operanti a livello transnazionale", e hanno soprattutto una matrice criminale di natura puramente economica, orientata al conseguimento di profitti illeciti.

Gli analisti invitano a concentrare l’attenzione nei settori economici "resi maggiormente attrattivi dal protrarsi della pandemia (legati alla richiesta di presidi medico-sanitari, all’utilizzo dell’e-commerce, alla vendita al dettaglio di prodotti alimentari, ai servizi di pulizia e funebri), ed altamente esposti sotto il profilo sia di possibili gestioni occulte, sia della contraffazione dei prodotti posti in vendita su mercati paralleli o attraverso la rete dark del web; nei settori economici maggiormente colpiti dal protrarsi della crisi, acuita dalle misure restrittive adottate per frenare l’epidemia (commercio al dettaglio, turismo, trasporti, attività di intrattenimento)". E ancora: "nelle procedure di erogazione di commesse e provvidenze pubbliche, rese potenzialmente vulnerabili dalle misure governative di sostegno all’imprenditoria nazionale che hanno reso maggiormente speditive le fasi istruttorie, attraverso l’acquisizione diretta o indiretta della proprietà o del controllo gestionale di società ed il conseguente dirottamento degli appalti e dei sussidi; sul cosiddetto welfare criminale, caratterizzato da vere e proprie forme di sostegno ad opera della criminalità organizzata nei confronti di soggetti privati e operatori in difficoltà economica; sull'analisi dei flussi finanziari, soprattutto quelli che utilizzano piattaforme informatiche e applicazioni online, tali da assicurare rapidità ed anonimato".

Nelle scorse settimane era stato il Procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri ad affrontare la questione: “I clan hanno fiutato subito l’affare. Si muovono con più velocità sui territori in cui operano. Non devono fare i conti con la burocrazia o le varie divergenze politiche sulle strategie di fondo. Arrivano prima, hanno soldi da investire e, da sempre, cercano di ottenere consenso sociale, riconoscimento, legittimità. Da fenomeni di controllo sociale, nel tempo, si sono trasformate in agenzie di servizi legali e illegali. I commissari devono avere poteri speciali, ma soprattutto non dovrebbero scegliersi i collaboratori nelle Asp locali, come attualmente sono costretti a fare. Devono poter disporre di collaboratori al di sopra di ogni possibile condizionamento territoriale”.



Questo è un articolo pubblicato il 06-01-2021 alle 11:50 sul giornale del 07 gennaio 2021 - 363 letture