Caso Cucchi, i giudici: "Lo Stato non può disinteressarsi di un detenuto"

3' di lettura 02/02/2021 - Sono state rese note le motivazioni della sentenza del processo d’appello ter chiuso nel novembre del 2019 con un’assoluzione e quattro prescrizioni per Aldo Fierro, Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo, cinque medici dell’Ospedale Pertini di Roma.

I cinque professionisti del Pertini erano imputati nel procedimento giudiziario per la morte di Stefano Cucchi, il 31enne arrestato nel 2009 per possesso di droga e morto una settimana dopo nel reparto protetto dell'ospedale romano. Stando a quanto pubblicato dai giudici "Cucchi fu certamente sollecitato a nutrirsi e ad assumere bevande liquide, ma, verosimilmente non ricevette mai da alcuno una informazione adeguata, dettagliata e completa in merito alle sue condizioni cliniche, alle necessità di trattamento che esse comportavano ed ai rischi cui andava incontro con il suo atteggiamento. Lo Stato, - secondo la sentenza - ha certamente il diritto di fare un prigioniero, ma non di disinteressarsene. Questo è il terreno del tutto trascurato, in cui una vicenda, dal punto di vista giudiziario banale, volge in pochi giorni in tragedia".

"Cucchi – proseguono i giudici nel lungo documento – rappresentava indubbiamente un paziente di difficile approccio, probabilmente scarsamente disponibile all'interlocuzione, forse con venature antisociali, certamente oppositivo ed ancorato ad una caparbia ed infantile posizione di rifiuto dei trattamenti. È troppo sbrigativo però e troppo semplice affermare a questo punto che il paziente rifiutava le cure ed i trattamenti e che quindi nulla può contestarsi ai sanitari". I giudici ritengono invece che la vicenda sia stata come "un festival di insipienze che deve aver prodotto una reazione, definiamola puerilmente sdegnata, da parte di un soggetto verosimilmente già portatore di proprie fragilità. Di qui il passo è breve: lasciarsi andare, optare per il tanto peggio tanto meglio per far nascere nelle persone che si reputano intimamente responsabili del suo stato il senso di colpa".

Nel processo ter per la morte di Stefano Cucchi erano andati a processo i medici Aldo Fierro, Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo, che si occuparono, (con competenze diverse), dell'uomo durante il suo ricovero nel reparto protetto dell'ospedale Pertini di Roma. Il sostituto procuratore generale Remus aveva chiesto per loro il non doversi procedere per prescrizione del reato di omicidio colposo, pur costituendo questa "una sconfitta della giustizia". Per salvarlo, aveva dichiarato il Pocuratore, "sarebbe bastato un tocco di umanità, un gesto, per convincerlo a bere e a mangiare. Da parte dei medici ci fu un sordo disinteresse delle sue condizioni, non c’è stato alcun ascolto clinico: Cucchi non è stato ascoltato e non è stato trattato come avrebbe dovuto. Dalle indagini sono emersi tutti gli elementi che indicano la sciatteria e la negligenza che imperversava all’ospedale. Nella cartella clinica - ad esempio - non si diceva mai quanto beveva, era un paziente trascurato, o forse si voleva nascondere qualcosa".






Questo è un articolo pubblicato il 02-02-2021 alle 17:30 sul giornale del 03 febbraio 2021 - 196 letture

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