Coronavirus: si combatte contro le varianti. Temibile quella "nigeriana"

3' di lettura 16/02/2021 - Il 'Daily Mail' online ha riferito che, nel Regno Unito, è stata individuata un'altra variante del Coronavirus. La mutazione in questione risulta preoccupante per gli scienziati perché potrebbe sfuggire all'effetto dei vaccini anti-Covid. Denominata B.1.525, è stata trovata in 33 persone (ma il dato potrebbe essere sottostimato).

L'immunologa tarantina dell'Università di Padova, Antonella Viola ha spiegato che la nuova variante: "Ha mutazioni che preoccupano molto per gli effetti che potrebbero avere sull'efficacia dei vaccini". La variante B.1.525 era stata rilevata per la prima volta in Gran Bretagna a dicembre 2020, e si sarebbe già diffusa in diversi Paesi come Stati Uniti, Canada e Danimarca. È stata collegata a un viaggio in Nigeria, dove 12 dei 51 campioni di virus analizzati (24%) presentavano il nuovo mutante.

Oltre alla mutazione E484K presente anche sulle varianti brasiliana e sudafricana, B.1.525 porta un'altra mutazione -denominata Q677H - sempre sulla proteina Spike che il coronavirus usa per attaccare le cellule bersaglio. La nuova variante condivide inoltre alcune somiglianze con il mutante Kent, quello ormai prevalente nella "inglese" ritenuto fino al 70% più contagioso e probabilmente anche più mortale.

Negli USA invece, secondo il New York Times, un team di ricercatori ha identificato ben sette varianti in diversi Stati del Paese, tutte portatrici di una mutazione simile. Jeremy Kamil, virologo del Centro di Scienze della Salute della Louisiana State University Shreveport, che è anche uno degli autori dello studio, mentre stava sequenziando campioni dai test per il coronavirus, ha commentato: "C'è chiaramente qualcosa in atto con questa mutazione. Penso sia una chiara firma di un vantaggio evolutivo".

La variante sudafricana, invece, come ha ricordato anche l'Iss, "è stata isolata per la prima volta nell’ottobre 2020 in Sud Africa, mentre in Europa il primo caso rilevato risale al 28 dicembre 2020. Ha una trasmissibilità più elevata e sembra che possa diminuire l’efficacia del vaccino. Si studia se possa causare un maggior numero di reinfezioni in soggetti già guariti dal Covid-19". Infine, la variante brasiliana, isolata per la prima volta nel gennaio 2021 in Brasile e in Giappone, "ha una trasmissibilità più elevata e sembra che possa diminuire l’efficacia del vaccino e si sta studiando la possibilità che possa causare un maggior numero di reinfezioni in soggetti già guariti dal Covid-19".

L'Istituto Superiore di Sanità ha sottolineato che "i vaccini sembrano essere pienamente efficaci sulla variante inglese, mentre per quella sudafricana e quella brasiliana potrebbe esserci una diminuzione nell’efficacia. Per quanto riguarda i farmaci, non ci sono ancora evidenze definitive in un senso o nell’altro; tuttavia alcuni articoli preliminari indicano che alcuni anticorpi monoclonali attualmente in sviluppo potrebbero perdere efficacia". I vaccini possono essere comunque modificati per renderli più efficaci nel contrastare le mutazioni.

Sempre secondo l'Iss "fino a questo momento le varianti più preoccupanti non sembrano causare sintomi più gravi in nessuna fascia di età. La malattia si presenta con le stesse caratteristiche e i sintomi sono gli stessi di tutte le altre varianti del virus. In termini di trasmissibilità la variante inglese manifesta un aumento per tutte le fasce di età, compresi i bambini. Le misure di protezione non cambiano: Uso delle mascherine, distanziamento sociale, igiene delle mani".






Questo è un articolo pubblicato il 16-02-2021 alle 16:38 sul giornale del 17 febbraio 2021 - 360 letture

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