A Palazzo Bonaparte, sino al 4 settembre, "Han Yuchen - Tibet, splendore e purezza": il legame tra un grande artista e il "Tetto del mondo"

4' di lettura 18/07/2022 - "Sono passati quasi tre anni da quando accogliemmo il Maestro Han Yuchen a Roma, per discutere i dettagli di una sua grande mostra dedicata al Tibet. La pandemia ci ha costretti a rimandare l’inaugurazione, originariamente prevista nella primavera del 2020, di oltre due anni.

Ma ogni promessa è debito, ed è quindi con vivo entusiasmo che presentiamo, ora, la mostra di questo illustre Maestro del realismo cinese. Desidero ringraziare Nicolina Bianchi, che ci ha presentato questo progetto e che lo ha curato con dedizione, Gabriele Simongini (giornalista e critico d'arte, N.d.R.) per il suo contributo scientifico, e Teresa Emanuele, che ne ha seguito la realizzazione.
Insieme dedichiamo questo libro a Ma Lin, amico prematuramente scomparso, che ha trascorso gran parte della sua vita coltivando lo scambio culturale fra l’Italia e la Cina".

Così Iole Siena, Presidente del gruppo Arthemisia, ha inaugurato, a Palazzo Bonaparte in Piazza Venezia, la mostra “Han Yuchen - Tibet, Splendore e purezza”: dedicata al rapporto, appunto col Tibet, di Han Yuchen. Pittore, fotografo e calligrafo cinese, classe 1954, che rientra a pieno titolo in quella grande corrente dell'arte dell'ex Celeste impero che, senza mai rinnegare le sue radici, da decenni guarda all'Occidente senza prevenzioni, e cercando di cogliere, anzi, le migliori suggestioni della sua arte. Non a caso, questo artista è stato anche il fondatore, nel 2007, del “Museo Han Yuchen” di Hanan, dedicato alla pittura a olio (che ospita, tra l'altro, opere di Millet, Corot e Goya, e ha organizzato, a luglio 2019, la più grande retrospettiva in Asia del maestro della pittura rumeno Corneliu Baba): e specialmente agli impressionisti francesi, la cui lezione è fortemente presente nella pittura di Yuchen. Che vanta, al suo attivo, parecchie personali, in Cina, Francia, Regno Unito, USA, Italia, Russia. “Questa mostra, a Palazzo Bonaparte nel cuore della città, a due passi dal Campidoglio”, ha aggiunto Svetlana Celli, Presidente dell'Assemblea Capitolina, “rientra a pieno titolo nella grande tradizione romana degli appuntamenti culturali di rilievo, nel quadro anche dell'interscambio culturale artistico tra Occidente e Oriente, per la sua realizzazione ringrazio gli organizzatori, a nome dell'Assemblea Capitolina e del sindaco Gualtieri”.

L'esposizione testimonia – attraverso un percorso di circa 40 opere, molte delle quali di grandi dimensioni, divise in tre sezioni (Paesaggi, Ritratti e Spiritualità) - il profondo legame morale e spirituale che unisce il Tibet a quest'artista. Come spiega Nicolina Bianchi, curatrice della mostra, “Nel Tibet di Han Yuchen il paesaggio e l’uomo diventano protagonisti di una stessa storia misteriosa, quasi impenetrabile, dove genuina fierezza e quotidianità convivono e si incontrano nella purezza di luce dei luoghi e dell’energia vitale dei personaggi che li animano. Pastori, guardiani, nomadi, monaci che con saggezza condividono il tempo e lo spartiscono nel loro vivere semplice e autentico”. Prosegue Gabriele Simongini, curatore della mostra. “Han Yuchen sente con grande disagio che l’impressionante progresso tecnologico del nostro tempo e la smania di una continua crescita economica corrispondono per contrasto a un crescente impoverimento morale, e a un degrado dell’universo personale e dei rapporti umani. Per lui il Tibet è una sorta di “patria” dell’anima, perduta e originaria, da ritrovare. Il suo è un realismo etico che intende offrire un modello ideale, e forse utopistico (ma non per questo privo di forza, N.d.R.) per una vita più semplice e spirituale”.

Nelle opere presenti in mostra, visibili anche gli echi - come, del resto, per altri grandi pittori cinesi contemporanei - di vari maestri europei, e specificamente italiani (la Scuola romana dagli anni ‘30 in poi, o Duilio Cambellotti, ad esempio). Ma soprattutto, vive potentemente il Tibet, “Tetto del mondo": crocevia di correnti culturali, spirituali, religiose, energetiche, politico - sociali, unico nel pianeta. Paese dalla travagliata storia, eternamente in lotta per difendere la sua identità.

Con il patrocinio del Comune di Roma, Assessorato alla Cultura, l’esposizione è prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con Segni d’arte, ed è curata da Nicolina Bianchi e Gabriele Simongini, con catalogo Skira. E' aperta sino al 4 settembre (vedere www.mostrepalazzobonaparte.it )

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Questo è un articolo pubblicato il 18-07-2022 alle 08:39 sul giornale del 19 luglio 2022 - 403 letture

In questo articolo si parla di cultura, roma, lazio, articolo, Fabrizio Federici

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