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Fedez si scusa con il fratello di Emanuela Orlandi per le battute e le risate sulla ragazza scomparsa

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ROMA - Arriva il mea culpa di Fedez dopo le sguaiate risate sul caso Emanuela Orlandi nell'ultima puntata del podcast 'Muschio Selvaggio'.

Il cantante, che insieme a Luis Sal conduce il podcast, ha telefonato a Pietro Orlandi, fratello della ragazza di 15 anni scomparsa a Roma nel 1983, e ha chiesto scusa per le sue battutacce durante l'episodio di lunedì con ospite il giornalista Gianluigi Nuzzi e incentrato proprio sul caso Orlandi. PIETRO ORLANDI: "FEDEZ HA CAPITO DI AVER SBAGLIATO" Pietro Orlandi è intervenuto nel corso di una diretta Instagram dello stesso Nuzzi: "Fedez mi ha chiamato e si è scusato, poteva anche non farlo quindi ho apprezzato la telefonata. Mi ha assicurato che non voleva essere irrispettoso, ha capito di aver sbagliato. Io sul momento ci ero rimasto male - ha ammesso il fratello di Emanuela -. Ma in questi anni ne ho sentite talmente tante di cose brutte che su una risata sgradevole si può passare sopra. Vorrei che questa attenzione ci fosse per le cose realmente gravi, non per una battuta. Al di là di quella piccola parentesi ringrazio Fedez che ha dedicato un'ora al caso di Emanuela, lui ha un pubblico molto giovane. Mi ha anche invitato in trasmissione". https://twitter.com/mdiparbleu/status/1617783611809226753 LA COMMISSIONE D'INCHIESTA SUL CASO ORLANDI "Era una cosa inopportuna", ha aggiunto Nuzzi, che già nel corso del podcast aveva preso le distanze dalle battute di Fedez. Poi la conversazione si è spostata sugli sviluppi della scomparsa di Emanuela: Pietro Orlandi era in collegamento insieme all'avvocata Laura Sgrò dall'esterno della Camera dei deputati, dove aveva appena incontrato i gruppi parlamentari per parlare dell'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta sul caso di Emanuela. "Stanno cercando di accelerare il più possibile, abbiamo ricevuto un riscontro molto positivo in particolare dai presidenti di Camera e Senato, siamo contenti". I tempi? Prima dell'estate, forse addirittura a marzo. L'avvocata Sgrò spiega: "La commissione parlamentare è importante perché ha potere inquirente, anche se non arriverà una condanna potranno comunque emergere sviluppi sul caso. E sarà possibile nominare dei consulenti". La vicenda Orlandi è tornata in primo piano anche per la serie Netflix dedicata alla ragazza scomparsa il 22 giugno 1983. L'INCHIESTA IN VATICANO Pietro Orlandi ha poi commentato la decisione delle autorità del Vaticano di riaprire il caso: "Erano anni che chiedevamo l'apertura di un'inchiesta da parte del Vaticano, mi auguro che sia fatta con la massima trasparenza anche se i dubbi restano sempre, in 40 anni ci sono state troppe illusioni e disillusioni su questa vicenda. Comunque io non ho ancora ricevuto alcuna comunicazione dallo Stato pontificio". E la sua legale ha aggiunto che le autorità pontificie, nonostante la famiglia Orlandi sostenga di avere nuovi elementi che possono aiutare a far luce sul caso, ascolteranno i parenti di Emanuela solo al termine delle indagini.

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di Agenzia DIRE






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